«Due anni con i migranti. E lo rifarei mille volte»
Silvio Aimetti insieme a Shoag, uno dei migranti che ha trovato lavoro

«Due anni con i migranti. E lo rifarei mille volte»

La riflessione del sindaco di Comerio Aimetti, che ha ospitato gli asilanti in casa sua: «Esperienza che arricchisce»

COMERIO - «In questi giorni molto travagliati per gli arrivi di tanti migranti sulle nostre coste, mi sono ricordato che proprio oggi sono passati due anni dalla decisione, condivisa con la mia famiglia e con la maggioranza consigliare di allora (nel frattempo vi sono state le elezioni), di ospitare un piccolo gruppo di richiedenti asilo in un immobile di mia proprietà. Il bilancio è molto positivo, prima di tutto per la mia Famiglia e per i miei figli». Parola, e che parola, del sindaco di Comerio, Silvio Aimetti.

La scelta

Nelle ultime ore il primo cittadino ha voluto dunque fare un bilancio della propria esperienza, pubblicando un pensiero su Facebook. Un pensiero che scaturisce nei giorni in cui invece in tutto il resto del Paese, come anche in molti Comuni della nostra provincia, la questione dei profughi sta scatenando mille polemiche.

Il sindaco di Comerio va dunque in controtendenza, manifestando una certa soddisfazione, anche perchè un paio dei ragazzi richiedenti asilo che ha ospitato negli immobili di sua proprietà hanno avuto anche modo nel frattempo di trovare un’occupazione, avviandosi così a un importante processo di inserimento nella società.

«Sono contento di aver fatto questa scelta – ha confermato il primo cittadino - che mi ha permesso di conoscere ed apprezzare queste persone che vengono da lontano con le loro storie di grande difficoltà, di collaborare con gli operatori molto validi della cooperativa Colce, con la Caritas e la Chiesa luterana, e con le Scuole, di condividere assieme ad altri Sindaci questa esperienza di accoglienza, per qualcuno di loro sicuramente non semplice, che ci ha portato a costituire la rete civica dei sindaci per l’accoglienza, ad avere avuto l’assoluto privilegio di incontrare il Papa per portare la nostra testimonianza».

«Ma soprattutto - prosegue Aimetti nella sua riflessione - questa esperienza mi ha fatto capire che è possibile aiutare delle Persone (con la P maiuscola, perché sono Persone) senza peraltro trascurare i tanti italiani che versano in situazioni di difficoltà».

«Ne è valsa la pena»

L’aspetto educativo e sociale non è stato sottovalutato: «I richiedenti asilo – prosegue il sindaco - hanno sì svolto diversi lavori di pubblica utilità ma nel contempo anche alcuni italiani hanno avuto la possibilità di reinserirsi in ambiti lavorativi».

«Non è sempre stato tutto rose e fiori, le critiche e qualche minaccia sono arrivate - la conclusione di Aimetti - comunque rifarei tutto quello che ho fatto, anzi probabilmente potevo fare di più».


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