Il mistero e il simbolismo del cimitero dell’Ottocento

Il mistero e il simbolismo del cimitero dell’Ottocento

La prima escursione de La Varese Nascosta venne organizzata nel camposanto viggiutese. Un evento che raccolse un ampio pubblico e vide un grande interesse dei partecipanti

Un paese che affonda le sue radici nel mistero. Viggiù, una delle realtà più caratteristiche e importanti della Valceresio, è un luogo ricchissimo d’arte e di storia.

E proprio per questo venne scelto come teatro di una delle prime visite guidate organizzate da La Varese Nascosta alla fine del 2015, quando l’associazione, fondata pochi mesi prima, stava raggiungendo un grandissimo consenso tra il pubblico di internet e non solo.

L’escursione in paese portò a visitare le principali attrazioni artistico-culturali, con un nutrito seguito di curiosi. Dal vecchio cimitero a Villa Borromeo e al Museo Butti.

Sul cimitero in particolare ci soffermeremo, dal momento che rappresenta un luogo colmo di fascino e mistero.

Ed è un esempio di arte sepolcrale dell’Ottocento.

Per scoprire la sua storia, esiste una bella e completa pubblicazione, realizzata da Francesca Nicodemi ed edita dal Liceo artistico Frattini di Varese, “Il cimitero vecchio di Viggiù-Una testimonianza intatto di arte sepolcrale dell’Ottocento lombardo”.

«La peculiarità del cimitero di Viggiù - scrive - non è solo quella di essere un esempio intatto di cimitero romantico ma di proporre anche un aspetto di notevole interesse culturale e storico che lo distingue dagli altri campisanti ad esso coevi. Compare infatti su buona parte delle sepolture e nell’impostazione del giardino sepolcrale una proposta iconografica legata ad un simbolismo del tutto insolito che il più delle volte esula dalla tradizione iconografica cristiana-cattolica e anche da quella legata al mondo classico. Tale peculiarità, a volte di difficile decodificazione, ha forse lontane matrici che vanno ricercate nella storia e nella cultura di Viggiù e del suo territorio».

L’autrice avanza una serie di ipotesi, avvalorate dalle ricerche storiche, che vedono il paese, a seguito della sua posizione geografica, vicina sia a Como che a Campione, culle dei Maestri Comacini e Maestri Campionesi. Entrambi affiliati all’Antica Muratori, «associazione iniziatica, esoterica, che vedeva i suoi membri tutti impegnati nell’arte di lavorare la pietra, ora come architetti, ora come scultori, ora come scalpellini».

Il legame è quello con la nascita della moderna Massoneria, nel 1717 a Londra, che riprende la tradizione degli Antichi Muratori e pone il simbolo al suo centro. «Altro evento storico che può avvalorare l’ipotesi di una forte presenza di Antichi Muratori nel Viggiutese è stata l’appartenenza territoriale di buona parte della Valceresio ad una abbazia cluniacense».

Il cimitero, oggi chiuso da più di un secolo, viene menzionato per la prima volta nella storia il 14 febbraio 1818.

Sempre Nicodemi, nella sua pubblicazione, esprime le sensazioni che il visitatore prova nell’entrare in questo mondo “magico”: «Pur essendo un cimitero, qui regna un gran senso di pace: è un invito alla meditazione. Non lo si legge assolutamente come luogo del dolore ma come luogo dell’affermazione dei grandi affetti, dei grandi amori, luogo di infinita tenerezza e di grande “pietas”. Il fascino di tale posto incuriosisce e ricostruire la sua storia diventa quasi una scommessa»


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