La magia del restauro riporta in vita “Il Milite” di Viggiù
La statua del Monumento di Viggiù realizzata sull’opera in gesso di Butti

La magia del restauro riporta in vita “Il Milite” di Viggiù

Una bustocca rianima la scultura in gesso dell’opera di Butti

A Viggiù un’opera in gesso di Enrico Butti tornerà a nuova vita, grazie ad una giovane restauratrice di Busto Arsizio. Si tratta de “Il Milite” del monumento ai caduti di Viggiù, eseguito da Butti nel 1919, mentre la restauratrice è Anastasia Avveduto, 25 anni, laureanda in Restauro dei materiali lapidei e derivati e delle superfici architettoniche decorate, presso l’Accademia Belle Arti Aldo Galli di Como. E proprio l’opera del Butti è l’oggetto della sua laurea quinquennale.

Come mai ha scelto proprio Butti?


Nel corso dei miei studi mi hanno particolarmente affascinato le sculture in gesso, per la natura del materiale di cui sono composte: polvere bianca viva che a contatto con l’acqua si plasma nelle mani degli artisti creando sculture mozzafiato. È un materiale che durante la lavorazione “parla” attraverso il calore e ti fa capire fin dove può essere lavorato liquido, per poi indurirsi e permetterti di lavorare con strumenti a loro volta interessanti. Le sculture in gesso hanno qualcosa di misterioso: sotto strati di questo materiale, si nasconde l’armatura creata con fili di ferro, legni, giornali, paglia, chiodi, graffe, che dà stabilità a ciò che noi ammiriamo. Il gesso sprigiona appieno il fascino del “vedo/non vedo”.

Cosa raccontano le opere in gesso?


Essendo bozzetti e modelli che occorrono per la fusione dei monumenti bronzei presenti nelle nostre piazze e nei nostri cimiteri, hanno molto da raccontare e rappresentano la migliore testimonianza del lavoro dell’artista, attraverso i segni degli strumenti, delle impronte digitali. Entrare nelle gipsoteche e ammirare il candore bianco della materia, scrutare i piccoli segni, i particolari lasciati è qualcosa che scalda il cuore.

E così è nato il suo “amore” per la statua “Il milite”...

Dopo aver visitato le grandi gipsoteche di Firenze, Parigi, Milano, mi sono chiesta se anche nel mio territorio ce ne fosse una e dopo essermi imbattuta nel “monumento Alberto Da Giussano” di Legnano e nei monumenti ai caduti di Gallarate e di Varese ho trovato il Museo Butti. Insieme alla mia relatrice Vanda Maria Franceschetti ci siamo proposte per la realizzazione del restauro di un’opera che secondo il curatore e i collaboratori necessitava di un restauro. Così nel sottotetto del Museo ho incontrato il “Milite”.

Come vede il suo futuro al termine degli studi?


Sono certa di voler continuare a migliorarmi e ad acquisire esperienza e nel mio campo l’Italia è il miglior posto in cui applicare ciò che ho imparato. Ma ho lo zaino pronto per qualsiasi avventura interessante mi si prospetti davanti!

Che significa restaurare?


Ho scelto di intraprendere questi studi per amore per l’arte e per i materiali che la compongono, ma soprattutto per lasciare la testimonianza della mia storia, della storia dei miei genitori, dei nonni, bisnonni alle generazioni future. Per lasciare il racconto della Bellezza così come è stato lasciato a me.


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