La Provincia presenta il piano per il risanamento del Lago di Varese
Fenomeni di inquinamento del lago di Varese (Foto by Archivio)

La Provincia presenta il piano per il risanamento del Lago di Varese

Via allo studio sullo stato di funzionamento dell’impianto di depurazione di Gavirate

Finalmente un passo in avanti per il risanamento del lago di Varese; il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi ha comunicato che la richiesta di valutazione di fattibilità tecnica ed economica del trasporto delle acque profonde del lago al depuratore di Gavirate è pronta per essere presentata al Comitato Tecnico Scientifico e al Comitato Direttivo dell’Osservatorio Lago di Varese. Si tratta della soluzione che prevede il cosiddetto prelievo ipolimnico, ovvero l’eliminazione del fosforo dalle acque del lago, che ha avuto il via libera anche da parte dell’Associazione dei Comuni rivieraschi; una soluzione già adottata una quindicina di anni fa, ma che poi fu abbandonata.

In base a un accordo stipulato nel 2016 con la Regione, Villa Recalcati sta conducendo una serie di approfondimenti tecnici per valutare lo stato di funzionamento dell’impianto di prelievo ipolimnico in vista di una sua eventuale riattivazione. L’impianto è stato in funzione dal 2000 al 2003, per poi essere abbandonato a causa dei cattivi odori emanati in corrispondenza dello scarico nel fiume Bardello delle acque prelevate dal lago di Varese, proprio al confine tra Bardello e Gavirate. «Il ruolo della Provincia e dell’Osservatorio - spiega Valerio Mariani, consigliere provinciale delegato all’Ambiente - è quello di delineare un quadro conoscitivo il più completo possibile riguardo alla situazione dell’impianto, fornendo soluzioni tecniche in grado di ottimizzare il funzionamento dello stesso, in termini di efficienza e di contenimento dei costi, avendo contemporaneamente l’obiettivo di non riproporre le problematiche relative all’impatto odorigeno emerse a suo tempo».

Su questo aspetto stanno lavorando Fabio Conti dell’Università dell’Insubria e Alessandro Fumagalli, rappresentante delle associazioni ambientaliste in seno all’Osservatorio. La fattibilità tecnico economica è fondamentale, perché per raggiunger risultati concreti, l’impianto dovrebbe funzionare per alcune decine di anni.

Gli scenari sono diversi e prevedono anche il trattamento delle acque del depuratore di Gavirate; tutti aspetti che verranno presentati all’Osservatorio nell’incontro che si svolgerà entro fine novembre. È in corso anche uno studio del Comitato Tecnico Scientifico che evidenzierà gli obiettivi di qualità delle acque del lago realisticamente raggiungibili con la riattivazione dell’impianto, individuando le priorità, visto che ancora oggi arrivano a lago quantità di azoto e fosforo 3 o 4 volte superiori a quelle naturali.


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