Le figlie di Piccolomo in Procura. «L’ho sempre detto, l’ha uccisa lui»
Marisa Maldera con Giuseppe Piccolomo: il caso della sua morte è stato riaperto dopo 13 anni

Le figlie di Piccolomo in Procura. «L’ho sempre detto, l’ha uccisa lui»

Verso la svolta? Tina e Cinzia ascoltate ieri: «Da subito non credemmo all’incidente»

«Quello nel quale è morta mia madre non è stato un incidente. Noi lo abbiamo sempre detto e lo abbiamo ribadito anche oggi davanti al pm. Non è morta per un incidente, ma si è trattato di un omicidio. Tutta la responsabilità è sua». Tina Piccolomo il padre non lo nomina neanche, ma è l’obiettivo dichiarato, dopo che negli ultimi giorni è spuntato un super testimone che ha riaperto il caso della morte della prima moglie, Marisa Maldera. Ha ribadito il suo punto di vista, come ha fatto anche la sorella Cinzia, lei pure ieri pomeriggio in Procura a Varese. «Non ho aggiunto nulla di nuovo – ha sottolineato la donna – rispetto a quello che ho sempre detto. Dal mio punto di vista c’è sempre stato un unico responsabile, altro che incidente».

La tragica vicenda nella quale ha perso la vita mamma Marisa potrebbe essere riscritta. I fatti risalgono al 20 febbraio del 2003. Marito e moglie stavano viaggiando a bordo della macchina, nel cui abitacolo era presente una tanica con dentro del carburante del quale l’uomo si era rifornito da una stazione di benzina. Piccolomo raccontò che a un certo punto la benzina prese fuoco e la donna rimase avvolta dalle fiamme. Sempre secondo la versione fornita all’epoca dei fatti dal marito, a un certo punto la macchina sbandò mentre Piccolomo stava tentando di togliere di bocca la sigaretta che la moglie stava fumando. Una versione alla quale le figlie non hanno mai creduto, ancor di più oggi che è stato rintracciato il supertestimone, un netturbino che avrebbe notato Piccolomo fuori dalla macchina in fiamme, fermo a guardare il fuoco senza darsi da fare in qualche modo a spegnere l’incendio.

«Già prima di quando morì mia madre – ha sottolineato la figlia Tina – aveva una relazione con la donna marocchina dalla quale ha poi avuto due figli. La responsabilità è sua e lo abbiamo capito dagli atteggiamenti che ha avuto prima e dopo la vicenda. La storia dell’incidente non è realistica. Mia madre non avrebbe mai fatto una cosa del genere: non avrebbe mai acceso la sigaretta in macchina con dieci litri di benzina nell’abitacolo. Non era di certo una donna irresponsabile. È una storia che non sta in piedi».

«Ribadisco – ha concluso la donna – in Procura non ho aggiunto nulla di nuovo rispetto a quello che ho sempre detto e sostenuto». Le convinzioni delle figlie Piccolomo non cambiano di una virgola, anzi la nuova svolta giudiziaria ha dato linfa e nuovo vigore al loro pensiero. Anche ieri hanno ribadito che a loro avviso la storia dell’incidente non reggerebbe, sempre più convinte delle responsabilità del padre. Dopo 13 anni è arrivata forse la svolta che aspettavano e che chiedevano da tanto tempo. Una svolta perché si faccia chiarezza una volta per tutte su una storia dolorosa.


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