Non è una macchia. Non ci vergogniamo: dovrebbero farlo Lazio e Parma iscritte alla serie A con buchi clamorosi di centinaia di milioni di euro. O il Novara che usa i mezzi d’informazione per fare guerriglia nelle truppe avversarie (stiamo ancora aspettando il neo direttore sportivo biancorosso Cannella, ma soprattutto Criscitiello a metterci la faccia al Franco Ossola). Tre punti in meno, per chi sta lottando come un leone in gabbia per iscrivere il Varese, sono una stella sul petto. Tre punti in meno sono una partita da vincere, che vinceremo: la prima. La più bella, la più attesa. Tre punti in meno perché una mega
banca nazionale con radici sul territorio nega uno stupido foglio di carta, cinque righe in croce, sono la testimonianza della diversità e dell’unicità del Varese: non ha santi in paradiso, né li vuole. Noi le partite le perdiamo fuori (o ce le fanno perdere) e le vinciamo sul campo. Anzi, vi diamo un consiglio, banchieri e varesini coi soldi che vi escono dalle orecchie: toglietecene 6 di punti, o 9, la prossima volta. Ce li andremo a riprendere uno per uno. Giocheremo 42 volte Varese-Novara. Meno parliamo di tattica, formazioni, classifica e parità di condizioni e più parleremo di motivazioni, rabbia, furia, vendetta.
Non abbiamo paura delle penalità, né di un presidente che non paga ma vorrebbe farlo, se le sta provando tutte per salvare il Varese. Se si circonda delle persone giuste. Se ascolta ciecamente chi lo può aiutare.
Non abbiamo paura di nulla se a guidarci è Stefano Bettinelli. Già lo sentiamo alzare segnali di battaglia: «Ma io devo avere paura di 3 punti in meno in classifica se a Quarto Oggiaro c’è gente che dorme sotto i ponti?». «Quel -3 cementa il gruppo. Per noi che giocavamo su campi senz’acqua calda né luce, è una manna dal cielo. Perché ci riporta a noi stessi, a terra. Anzi, sotto: cioè a casa». Potrebbe anche aggiungere, il Betti che vive dentro ognuno di noi: «Vorrà dire
che invece di andare direttamente in serie A, lo faremo dai playoff». Lui che guarda avanti senza tregua. Che esagera, che provoca, che schiaffeggia. Esaltando l’anima da Varese: «Datemi una squadra di 22 varesini e andremo in serie A. Lasciatemi un campo, una maglia, uno stadio e sono l’uomo più felice del mondo. Metteteci in mezzo l’Alfredo sulla sua carrozzina e riunisco la squadra attorno a lui. Ci mettiamo in silenzio a guardarlo. Impareremo a sorridere, e a ridere, di un -3».
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