Il “muro” del corso? Trasformiamolo in quadro

Il “muro” del corso? Trasformiamolo in quadro

VARESE Un «cantiere palestra» per artisti. La proposta arriva dal vice presidente alla Circoscrizione uno, Anna Botter: il cantiere che divide a metà corso Matteotti potrebbe diventare una parete a disposizione degli studenti dell’artistico. Se di fatto il cantiere all’altezza del civico 64 è necessario, allora perché non trovare un modo per renderlo bello, d’impatto, e in qualche modo utile? Botter propone di indire un concorso tra gli studenti dell’artistico in modo che utilizzino le pareti del cantiere come tavolozza per sprigionare la loro fantasia. «Da qui a novembre, termine previsto per la chiusura del cantiere, ci potrebbe essere ogni settimana una nuova decorazione che da una parte possa attenuare l’impatto dello sbarramento e dall’altro incuriosire i passanti. Al termine del periodo poi si potrebbe premiare il lavoro più bello». Un’idea che raccoglie il sostegno di Alfredo Corvi, presidente dell’associazione “Incentro” e proprietario del negozio di fiori di corso Matteotti. «Mi pare che l’idea di dipingerlo sia carina, purché poi non vogliano il pagamento delle affissioni. Insomma se quel cantiere serve dobbiamo pazientare e cercare di trovare una soluzione che consenta i lavori di ristrutturazione e l’impatto più gradevole con il contesto circostante. Se

quei lavori si devono fare che siano fatti in fretta senza troppe polemiche, ma credo che i tempi stretti siano nell’interesse dello stesso proprietario della casa». In sostanza: certo quel muro è fastidioso, ma probabilmente non vi sono altre soluzioni e se quell’edificio necessita di manutenzione, allora, occorre solo puntare sulla celerità dei lavori. «Ci stiamo forse dimenticando che la via Croce, proprio parallela al corso, è rimasta chiusa per un anno con la gru in mezzo, che lo stesso è accaduto in via Cattaneo: chiusure e restringimenti sono sempre esistiti. Sono in corso Matteotti dal ’62 e da allora è la prima volta che il corso viene interrotto in questo modo, credo che una volta ogni 60 anni si possa anche sopportare. Non si tratta di un vezzo, ma di una necessità, una cosa che può capitare a chiunque ha il negozio in corso Matteotti: ciascuno di noi deve poter rifare o mantenere il proprio stabile con situazioni in cui occorre spazio minore o maggiore per il cantiere. Se il Comune ha dato l’autorizzazione in questo modo sarà perché il tipo di lavoro richiede quello spazio: altrimenti come farebbe a cambiare il tetto?».

s.bartolini

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