Intercettazioni/ Berlusconi: Sì a modifiche, ma ddl va approvato

Intercettazioni/ Berlusconi: Sì a modifiche, ma ddl va approvato


Roma, 19 giu. (Apcom)
– Non sarà il testo che desiderava. Dovrà essere modificato ancora: e anche questo non era proprio ciò che voleva. Ma Silvio Berlusconi torna a difendere la necessità di varare un ddl che limiti le intercettazioni e la pubblicazione su giornali e tv. Modificato, emendato, cambiato: va bene, purchè – spiega – ci si difenda da una “subdola ma concreta” minaccia che inficia la libertà di ciascuno. Perché in Italia – a dispetto di quello che dice l’Anm – potrebbero esserci anche 10 milioni di persone spiate, cifre – sostiene – che non hanno eguali nel mondo.

Il premier sceglie i ‘Promotori della libertà’ per lanciare questo messaggio che arriva all’indomani del breve colloquio avuto con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e dopo che il Pdl ha deciso di dare il via libera a quei ritocchi per la legge chiesti a gran voce dai ‘finiani’, ma – si augurano – anche in grado di rendere più agevole il vaglio che il Quirinale dovrà fare del contestato provvedimento.

Berlusconi invita i sostenitori a mobilitarsi per spiegare le ragioni del provvedimento che – è la premessa – non è affatto a difesa della casta ma “nell’interesse di tutti”. “Bisogna impedire – è la sua richiesta – che questa legge subisca la stessa sorte che di solito subisce una legge che non piace alla sinistra e ai suoi pm politicizzati. Cambiamola, rivediamola, emendiamola, miglioriamola, ma approviamola”.

Berlusconi ricorda che il provvedimento è già stato esaminato per 11 mesi dalla Camera e che poi è rimasto in Senato altri 12 mesi e mezzo. E ora? Il premier non cita mai né Fini né i suoi fedelissimi, ma parla esplicitamente di “veti” e “rinvii” che rischiano di mandare il varo del provvedimento alle “calende greche”. Non è un caso, dunque, che il Cavaliere torni a rilanciare la necessità di ammodernare l’architettura istituzionale per dare più poteri al premier visto che, dice, “fare leggi è un’impresa che nel nostro Paese sta diventando sempre più difficile”. Nè è incidentale il riferimento a Bossi e alla Lega come “alleato leale e sicuro”.

Il premier torna poi a contestare apertamente le cifre sulle intercettazioni fornite dall’Anm. “In Italia – sostiene – vi sono quasi 150 mila telefoni sotto controllo, nell’ipotesi che ogni intercettato parli con altre 50 persone arriviamo a 7 milioni e mezzo. Ma non è lontano dal vero chi ipotizza 10 milioni, un intercettato su sei. Non ha eguali nel mondo”.

Red/Bac

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