Roma, 23 giu. (Apcom) – L’esito del voto dei lavoratori di Pomigliano non chiarisce lo scenario e lascia aperte diverse strade per il futuro dello stabilimento campano della Fiat.
Il ‘plebiscito’ chiesto dal Lingotto come condizione indispensabile per dare corso all’investimento da 700 milioni di euro non c’è stato e la Fiom-Cgil ha subito chiesto la riapertura delle trattative mentre gli altri sindacati hanno evidenziato come le condizioni per investire ci sono richiamando il Lingotto a ‘mantenere’ le promesse.
Il trasferimento della produzione della ‘Panda’ dalla Polonia all’Italia è il cardine del piano di rilancio senza il quale non c’è futuro dal punto di vista industriale per il sito. Per attuare questo piano la Fiat ha posto le sue condizioni che però, più di un terzo dei lavoratori, non ha accettato. Un dato che, agli occhi del Lingotto, di sicuro non facilita le strategie di sviluppo del Gruppo. A questo punto, quindi, il cosiddetto ‘Piano C’, potrebbe divenire un’ipotesi tutt’altro che remota’. Un piano che, nelle sue grandi linee, prevede la costituzione di una ‘newco’ dentro cui far confluire asset e lavoratori che sarebbero sottoposti a un contratto basato su quello previsto dall’accordo separato. Un modello già sperimentato nella vicenda Alitalia-Cai.
Quello che sembra certo è che la Fiat intende comunque puntare ancora su Pomigliano. A fine mattinata la casa torinese ha commentato il voto e, dopo aver preso atto “della impossibilità di trovare una condivisione da parte chi sta ostacolando con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano” ribadisce che “lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell`accordo al fine di individuare ed
attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la
realizzazione di progetti futuri”.
Quindi porte chiuse nei confronti della Fiom e lavoro comune con i sindacati firmatari per trovare una soluzione che possa salvare fabbrica e lavoratori. E sarebbe proprio questo percorso che, vista l’impraticabilità del primo accordo, potrebbe spianare la strada al ‘Piano C’. In uno scenario con molteplici variabili, una solo è la costante: il tempo. La concorrenza globale impone scelte rapide e spostare la produzione dalla fabbrica polacca di Tichy richederebbe comunque circa un anno e mezzo: non si escluderebbe perciò la possibilità di produrre a Pomigliano un altro modello.
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