VARESE L’emergenza chiama e Varese si fa trovare pronta con uomini, mezzi e competenze per rispondere alla tragedia umanitaria scatenata dal devastante terremoto in Abruzzo della notte scorsa. Già nella mattinata di ieri, a poche ore dalla catastrofe, la protezione civile ha richiesto prima di tutto la disponibilità di tecnici per le valutazioni di stabilità sugli edifici rimasti in piedi: architetti, ingegneri, geologi, funzionari pubblici o liberi professionisti, tutti chiamati a raccolta per partire alla volta dei territori colpiti.
IN PRIMA LINEA
I primi a lasciare Varese, però, sono stati i vigili del fuoco del comando provinciale. Alle 5 del mattino la notizia del terremoto e il primo appello da L’Aquila: serviva assistenza logistica. Via dunque per una trentina di uomini e dodici mezzi operativi in tutto, a scaglioni: in mattinata due sezioni logistiche e il nucleo saf – speleo alpini fluviali; nel pomeriggio, i rinforzi di una unità cinofila e della sezione logistica che ha portato e montato sul posto la cucina da campo e le tende di primo ricovero. In definitiva, nella serata di ieri si contavano in Abruzzo una trentina di vigili del fuoco varesini con dodici mezzi e tutta l’attrezzatura del caso. Altri sono partiti nella notte. Oltre a dare la prima assistenza alla popolazione prepareranno i pasti per qualche migliaio di persone. Compito oneroso, ma la cucina mobile è sempre stata all’altezza: può sfornare 300 pasti caldi all’ora e accogliere tutti sotto l’enorme tendone da 15×20 metri.
NELL’IMMEDIATOTutti seguono il coordinamento regionale della Lombardia. Alle 14.30 di ieri è partita dalla sede centrale di Legnano la prima colonna mobile regionale composta da 80 operatori logistici tra protezione civile e Croce rossa italiana, muniti di 40 tende e cinque cucine da campo per allestire una tendopoli da 250 posti; a questi vanno aggiunte due squadre di otto operatori e due automezzi che da ieri sera garantiscono assistenza sanitaria e i servizi indispensabili di acqua, luce e gas, e infine una squadra specializzata nelle telecomunicazioni e composta da tre operatori e un automezzo. Diciotto i
varesini già partiti con il primo contingente di ieri, tutti tecnici come richiesto dalla Regione: otto funzionari degli enti locali e dieci volontari della protezione civile. «Abbiamo inviato quello che serviva nell’immediato – dice Antonello Mazza, responsabile da Villa Recalcati – gli specialisti in questo caso, ma siamo pronti a partire anche oggi con oltre un centinaio di volontari che hanno dato la disponibilità. A quella gente servirà assistenza a 360 gradi, con la costruzione delle tendopoli e la preparazione dei pasti. Poi penseremo alle case prefabbricate e alla ricostruzione, ma non in questi primi giorni».
SOLIDARIETA’
Una cosa è certa: le strade e i collegamenti infrastrutturali finiti a brandelli sono condizione essenziale per l’assistenza alle vittime e saranno i primi ad essere ricostruiti.
Fino a ieri sera invece il resto dei volontari che hanno dato la disponibilità alla centrale della protezione civile di Varese sono rimasti in attesa. «Per ora abbiamo inviato solo attrezzature – dice Corinna Francese – in ogni caso può aggregarsi solo chi è già iscritto e registrato all’albo provinciale». Il 118 varesino intanto ha mandato una trentina di persone e 5 mezzi, mentre sempre restando all’assistenza sanitaria l’Anpas è pronta a garantire il supporto necessario non appena sarà richiesto, probabilmente passati i primi giorni di assestamento. Solidarietà in ogni forma intanto è stata espressa da ogni associazione e schieramento, pronti a partire con azioni concrete a tempo debito: dal Pd varesino, all’Arci, e fino alle “Brigate di solidarietà attiva” organizzate da Rifondazione.
Francesca Manfredi
e.marletta
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