Roma, 27 gen. (Apcom) – “Vorrei potermi confrontare con loro
faccia a faccia, parlare, discutere con loro le mie tesi,
soprattutto guardarci negli occhi”. Lo dice Pietro Ichino,
giuslavorista e senatore del Pd, in un’intervista a ‘Repubblica’
dopo le minacce ricevute dalle nuove Br pochi giorni fa. “Sarei
potuto andare a lavorare all’estero, ma ciò avrebbe significato
tradire la memoria di Tarantelli, D’Antona, Biagi”. Alla domanda
se avesse paura, Ichino risponde: “Ora no”, ma rivela di aver
“sognato qualche volta la mia morte” per mano delle Br.
Ichino affronta anche questioni di merito, perchè “i brigatisti
non sanno nulla delle mie idee”. E allora spiega: l’accordo per
la riforma dei contratti “pur con alcune ombre” è “una tappa
molto importante sulla strada per rendere più efficiente e
moderno il nostro sistema di relazioni industriali”.
A proposito dello statuto dei lavoratori, il giuslavorista
osserva che “sia a sinistra che a destra” la sua riforma “è un
tabù”, tanto che “nel programma del governo Berlusconi non
compare neppure la modifica di una virgola del vecchio impianto
della protezione del lavoro regolare stabile, a tempo
indeterminato” mentre “si continua a rosicchiare brandelli di
flessibilità sempre e soltanto nell’area del lavoro precario”.
Quello attuale è “un sistema di protezione del lavoro
tragicamente squilibrato, iperprotettivo, ma che si applica solo
alla metà dei lavoratori e che offre alle nuove generazioni
prospettive desolanti”.
Rea
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