Roma, 8 apr. (Apcom) – E’ sulla Cina che secondo la Banca
Mondiale bisogna riporre le speranze per una stabilizzazione
economica di tutta l’Asia, e forse perfino di una ripresa. Già
per metà anno il Dragone dovrebbe assistere a un recupero,
prevede l’istituzione di Washington, che tuttavia in un rapporto
pubblicato oggi mette in guardia gli altri paesi della regione.
“Devono prepararsi a un incremento della disoccupazione, che
risulterà dall’indebolimento dell’economia mondiale”. In questo
quadro “uno spiraglio di speranza – si legge – potrebbe emergere
tra segnali di una economia della Cina” che a metà 2009 giungerà
al termine del ciclo di indebolimento.
Nello studio, intitolato “Contrastare le forze della recessione
globale”, la Banca Mondiale sostiene che “una ripresa in Cina,
alimentata dal massiccio pacchetto di stimoli all’economia,
dovrebbe avviarsi quest’anno e prendere pieno abbrivio nel 2010,
potenzialmente contribuendo alla stabilizzazione della regione, e
forse a una ripresa” di tutta l’Asia.
Ma permangono notevoli fattori di rischio per le economie anche
di questa area del pianeta, che come la stessa Cina sono
pesantemente sbilanciate sul commercio con l’estero. “Una ripresa
veramente sostenibile nell’area dell’estremo oriente e del
Pacifico dipenderà in ultima istanza dagli sviluppi delle
economie avanzate”, si legge.
E proprio oggi Eurostat ha sfornato una revisione in peggio dei
dati sull’andamento dell’economia nell’area euro a fine 2008: il
Pil ha accusato una contrazione dell’1,6 per cento nel quarto
trimestre, rispetto al periodo precedente, un decimale in più
rispetto a quanto riferito in precedenza. Nell’Unione monetaria
le importazioni sono diminuite del 4,7 per cento.
Il timore di un contesto generale che resta debole è diffuso
anche tra diversi analisti, che mettono in guardia dalle recenti
riprese dei prezzi del petrolio e dei corsi azionari. E tra ieri
e oggi le Borse sono tornate a segnare andamenti ribassisti,
mentre gli investitori guardano con ansia all’imminente stagione
dei dati finanziari delle società. A contribuire al venir meno
delle spinte rialziste anche il ritiro da parte di Ibm
dell’offerta da 7 miliardi di dollari per rilevare il gruppo di
software Sun Microsystems.
Tornando all’Asia, per il cruciale canale economico del
commercio con l’estero nulla di buono lasciano presagire le
spinte di neo protezionismo che si sono generate con l’aggravarsi
della crisi mondiale.
Nonostante i numerosi impegni ufficiali a favore del libero
scambio presi dai governi nell’ambito dei vertici internazionali,
alcuni provvedimenti concreti hanno suscitato notevoli
preoccupazioni, come la clausola ‘Buy american’ nel pacchetto di
sostegno all’economia reale negli Usa o gli aiuti pubblici al
comparto dell’auto decisi in Francia. Ieri la Bce con un rapporto
metteva in guardia dal rischio di una battuta d’arresto perfino
sull’integrazione economica all’interno dello stesso Vecchio
Continente.
Proprio a riflesso dell’indebolimento dell’export, per l’Asia
ora la Banca Mondiale prevede una crescita 2009 che rallenterà al
5,9 per cento, contro l’8 per cento realizzato nel 2008 e l’11,5
per cento del 2007. Il mese scorso, ricorda l’istituzione di
Washington nella relazione, le previsioni per la Cina erano state
riviste in peggio, con una crescita economica 2009 stimata al 6,5
per cento. L’obiettivo ufficiale del governo cinese per
quest’anno è di limitare il rallentamento economico mantenendo la
crescita all’8 per cento.
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MAZ
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