Dl sicurezza; Alla Camera scontro sulle ronde, ostruzionismo Pd

Dl sicurezza; Alla Camera scontro sulle ronde, ostruzionismo Pd


Roma, 8 apr. (Apcom)
– E’ scontro alla Camera sul decreto
sicurezza, il provvedimento che contiene le misure contro gli
stupri e lo stalking e disciplina le cosiddette ronde: dopo una
giornata intera di discussione – iniziata alle 9 del mattino –
l’Aula non arriva neanche a votare il primo dei circa 90
emendamenti presentati. La causa dell’esame al rallenty è il
pesante ostruzionismo messo in campo dal Pd dopo che il governo
ha respinto la richiesta di stralciare dal provvedimento le norme
riguardanti quelli che il governo chiama “volontari per la
sicurezza”.

Lo promette a inizio seduta il presidente dei deputati del Pd,
Antonello Soro: se il governo non stralcia le ronde, noi facciamo
ostruzionismo. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, presente
di persona in Aula per gran parte della giornata, risponde che
quella sulle ronde è “una misura giusta, coerente e moderna che
consente ai cittadini di partecipare alla sicurezza pubblica in
modo controllato ed adeguato”. Quindi resta nel decreto. E’
l’inizio di una lunga giornata di interventi dell’opposizione –
instancabili quelli del Pd – e di accuse incrociate poco
concentrate sul merito del decreto e che invece hanno tutto il
sapore della strumentalizzazione politica: né maggioranza né
opposizione infatti esitano a tirare in ballo anche il terremoto
che ha colpito l’Abruzzo. “Non è un gesto di responsabilità
politica – Roberto Cota, presidente dei deputati del Carroccio –
quello di tenere qui in Parlamento il ministro dell’Interno,
costretto per senso di responsabilità a seguire il provvedimento
quando c’è bisogno di coordinare i soccorsi, di stare al Viminale
o di andare sulle zone colpite”. Il Pd risponde che Maroni non è
costretto stare in Aula anzi, osserva Gianclaudio Bressa, “se
resta in Aula, vuol dire che è più preoccupato per le sue ronde
che non per la situazione dei cittadini dell’Abruzzo”. E così,
avanti per tutto il giorno, fino a sera.

In mattinata si susseguono le voci su un possibile ricorso alla questione di fiducia da parte del governo: la Lega, che ha fatto delle ronde la propria bandiera, la vorrebbe. Ma il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, frena: “Costringere il Parlamento a votare una fiducia non mi pare conforme con il clima che si è instaurato dopo ieri”. Cioè il clima dell’unità nazionale del dopo-tragedia in Abruzzo. Un clima di

cui oggi alla Camera non c’è traccia. Ma il freno alla fiducia, secondo quanto riferiscono alcuni parlamentari del Pdl, viene da più in alto, viene dal premier Silvio Berlusconi che non vorrebbe ulteriormente irritare il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che tante volte ha invitato il governo ha usare con più parsimonia la questione di fiducia. Tanto più che alla Lega è già stato concesso tanto, da ultimo il rapido esame del federalismo.

Accantonata, almeno per ora, l’ipotesi della fiducia, la palla
passa alla conferenza dei capigruppo che si riunirà domani
pomeriggio per stabilire il calendario dell’Aula prima e dopo
Pasqua. Salterà con molta probabilità la ‘scaletta’ che stabiliva
che i lavori d’Aula venissero sospesi domani sera e riprendessero
lunedì 20 (la settimana dopo Pasqua sarebbe dovuta essere
‘bianca’). Le ipotesi sul tavolo della capigruppo saranno due:
andare avanti nella settimana santa fino ad approvazione del
decreto, oppure tornare al lavoro martedì 14 rinunciando alla
settimana ‘bianca’. Il decreto infatti scade il 24 aprile e deve
ancora passare al vaglio del Senato.

Unico dato di merito da registrare nella giornata di oggi è la
bocciatura da parte della presidenza della Camera
dell’emendamento del governo che stabiliva il trasferimento
d’ufficio del magistrato nelle sedi disagiate. Per Fini è
“inammissibile”. Esulta l’Associazione nazionale magistrati che
esprime “grande e rispettosa soddisfazione” per la decisione
della terza carica dello Stato.

Luc

MAZ

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