Roma, 11 ott. (Apcom) – L’invio dei militari in Calabria “non è una soluzione”. “E’ sempre la politica del giorno dopo a cui purtroppo i governi degli ultimi venti anni ci hanno abituato”. Così il procuratore antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri, intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24, critica la decisione di mandare i militari a Reggio per rispondere alla criminalità organizzata.
“Bisognava prima coprire gli organici vuoti di migliaia di poliziotti, carabinieri e finanzieri – ha aggiunto Gratteri -. Prima va fatto l`ordinario, poi se necessaria l`eccezionalità. E` anche una questione di costi. Se arrivano dei militari bisognerà provvedere alla logistica, all`aspetto amministrativo. Se invece trasferiamo stabilmente delle persone non dobbiamo pagare missioni o trasferte”.
“Questi militari – prosegue Gratteri – avranno bisogno di due mesi per imparare nomi e cognomi, il mese successivo inizieranno a lavorare e il mese dopo ancora saranno riassorbiti pian piano”. Gratteri ha anche raffreddato l`entusiasmo sui trionfalismi nella lotta alla criminalità organizzata: “Da gennaio a oggi abbiamo arrestato mille `ndranghetisti e in questo momento ce ne sono liberi 10mila nella sola provincia di Reggio Calabria. Come si fa a dire che la `ndrangheta è in crisi?”.
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