L’erba degli Svizzeri? E’ più verde di Varese

L’erba degli Svizzeri? E’ più verde di Varese

VARESE L’80 per cento dei varesini dice sì all’annessione alla Svizzera. Ma che cosa c’è di tanto speciale, al di là del confine? Varese esce sconfitta da un confronto con le città elvetiche? L’erba del vicino è davvero più verde? A Lugano l’erba non è verde, è verdissima. Un verde svizzero, verrebbe da dire: parchi (che in città a dire il vero non mancano) e giardini rasentano la perfezione. Merito anche dei residenti e della loro mentalità, senza dubbio: vedere qualcuno che getta a terra un pezzo di carta o il mozzicone di una sigaretta è un’impresa quasi impossibile. Lugano sorprende per la pulizia, il decoro, l’ordine. Il centro è un gioiellino. Il fiore all’occhiello è il lungolago, con la lunghissima e ampia passeggiata, i due filari di ippocastani, le aiuole che paiono finte, i fiori dappertutto. Non un avvallamento, non un centimetro di pavimentazione rovinata. A intervalli regolari, un piccolo cestino per la spazzatura. Ci sarà almeno un arredo scarabocchiato, vandalizzato, scalfito, impolverato… No, niente da fare. Sembrano nuovi persino i distributori automatici di biglietti per l’autobus e quelli con i sacchetti per i bisogni dei cani. Spiccano i cartelli con la mappa della città e le indicazioni in quattro lingue diverse. La passeggiata termina all’interno del Parco Ciani (sorvegliato da personale in divisa), con le sue piante secolari e le ville. Parco recintato: alle 23.30 chiude. Attraversiamo la strada per spostarci in centro (basta avvicinarsi alle strisce e le auto si fermano, non è una leggenda) e ci ritroviamo tra palazzi ottocenteschi in perfetto stato, portici e negozi. Ovunque si indirizzi lo sguardo, una banca (a Lugano sono oltre cento), ma ad ogni angolo c’è anche, curiosamente, una farmacia. Non passano inosservate le boutique d’abbigliamento dei grandi marchi e il numero impressionante di gioiellerie con gli orologi in vetrina. Anche in centro regnano ordine e pulizia. In piazza della Riforma, oltre

al palazzo municipale, colpiscono i gerani ai balconi di tutti gli edifici; in piazza Dante, il grande magazzino Manor. Camminando per Lugano, si scoprono anche contenitori interrati per i rifiuti un po’ dappertutto (così come ormai anche in alcune zone di Varese). Resta solo la perplessità per gli orari dei negozi: alle 18.30 serrande abbassate, addirittura alle 17 al sabato. Aprire di domenica? Un’eresia. E un timido tentativo di shopping sotto le stelle, qualche tempo fa, è fallito. Il rischio è la noia, verrebbe da dire. In realtà, non mancano gli eventi, soprattutto d’estate. Tra pochi giorni, il 1° luglio, sbarcherà a Lugano il famoso «Estival Jazz», che animerà le piazze principali. Senza dimenticare gli altri festival, il Museo d’arte e i concerti al palazzo dei congressi, in attesa del maxi polo culturale in costruzione sull’area dell’ex albergo Palace, in centro. A proposito di opere pubbliche, entro fine anno sarà pronta la galleria Vedeggio-Cassarate, nuova porta d’ingresso alla città, mentre proseguono i lavori per il quartiere Cornaredo. Al timone della città, c’è lo stesso sindaco da 26 anni a questa parte, Giorgio Giudici. Sarà questo il segreto di Lugano? I numeri, intanto, parlano di 58mila abitanti, 37% di stranieri, 130 nazionalità rappresentate e oltre diecimila italiani (il 20% della popolazione). Il municipio, tempo fa, ha concesso uno edificio pubblico alla comunità islamica, che a breve potrà aprire un centro di preghiera, in un locale a pochi passi (ironia della sorte) dalla sede della Lega dei Ticinesi.Lugano oggi assicura oltre 33mila posti di lavoro. Tra i suoi punti di forza, i servizi bancari e finanziari, il turismo, il commercio. Ma anche il rispetto delle regole da parte di chi vive in città. I controlli delle forze dell’ordine, d’altra parte, sono frequenti, anche di notte. Sull’autostrada che porta a Lugano, un cartello emblematico: «In 100 giorni, 841 contravvenzioni e 41 licenze ritirate». Michele Sada

s.bartolini

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