Meno case e più pratiO l’agricoltura affonda

VARESE Le speranze di sopravvivere per l’agricoltura del Varesotto sono legate a doppio filo con la pianificazione urbanistica che in Lombardia «cementifica» 20 ettari di verde ogni giorno. Questo l’appello che si è levato dal seminario ospitato dal Pirellino sulla «Politica per il territorio rurale della collina e del pianalto». Cioè delle nostre Prealpi. In sala amministratori pubblici e rappresentanti di categoria di livello regionale e locale, oltre ad associazioni  e singoli imprenditori: «Molto interessante ma ora basta convegni, bisogna passare alla pratica – ha commentato alla fine Pasquale Gervasini, presidente provinciale di Confagricoltura – di rilanciare la produzione rurale si parla da 12 anni ormai, ma il declino continua e a spese del benessere complessivo dato che l’agricoltura è innanzi tutto tutela del territorio». Per avere il polso della situazione basta guardare la cartina regionale dei prodotti tipici distribuita durante il convegno: frutta, ortaggi e loro derivati sono già scomparsi dall’area della Provincia di Varese. A conferma della situazione estremamente critica è lo studio condotto da due ricercatori universitari di Milano, Guido Sali e Roberto Comolli: «Qui il processo di sottrazione di suolo agricolo e di urbanizzazione è tale che, se lasciato a se stesso, porterà alla rapida scomparsa dell’agricoltura», hanno concluso dopo aver illustrato alcuni dati relativi a tutta la zona collinare lombarda, dal Ticino al Garda, includendo pure l’OltrePo pavese. Si tratta del 15% del territorio regionale ma ospita il 36% della popolazione lombarda, segno dell’alto grado di urbanizzazione «che fa

scempio di campi coltivati, frammenta le superfici e costringe all’abbandono dell’attività». Qui la superficie agricola utilizzata occupa il 41% del territorio (contro il 62% della montagna e l’80% della pianura) ma con sostanziali differenze: se nell’area dell’Oltre Po e in quella orientale del bresciano e del mantovano, la struttura produttiva agricola è solida, caratteri di estrema fragilità si notano invece nel Varesotto, fanalino di coda dopo le province di Bergamo e Como. A Varese tra il 1990 e il 2000 il 57% delle aziende agricole ha chiuso, e il trend negativo continua ancora oggi tanto che l’urbano occupa il 37% del nostro territorio. Negli ultimi 8 anni prati e pascoli sono diminuiti del 29% e del 25% i seminativi per cui la Coldiretti chiede la possibilità di irrigazione.In questo contesto l’assessore regionale Luca Ferrazzi ha presentato il Programma di sviluppo rurale che per i prossimi 3 anni prevede un fondo di 900 milioni di euro cui le aziende potranno accedere partecipando a diversi bandi. «Si tratta di un sostegno non assistenziale ma orientato alla competitività», ha spiegato l’assessore che invita gli enti locali d assumersi le proprie responsabilità: «La Regione può dare indicazioni, ma sono i comuni a decidere del loro territorio, è il federalismo». E se è vero che l’urbanizzazione piace perché porta subito soldi in cassa, Ferrazzi avverte: «Sarà però stato inutile costruire in territori abbandonati, e non può essere diversamente se per edificare si compromette la produttività del territorio».Lidia Romeo

s.bartolini

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