“Mario mi ha detto ciao amore  E ora lo rivorrei qui con me”

GALLARATE Il giorno dopo la scomparsa di Mario Peruzzo l’abitazione di Crenna dove il sessantaduenne viveva con la moglie Ada e i figli Ambra e Giorgio, trabocca di persone. E’ una testimonianza di affetto sincero per una famiglia bellissima. Arrivano tutti i colleghi di Ada Colantuono, da oltre 20 anni docente di Arte e Immagine alle scuole medie Ponti. Ada ha insegnato l’amore per il bello e per l’arte a metà dei giovani gallaratesi, la scuola è dall’altra parte della strada e i colleghi sono lì per portarle conforto, per rendersi utili in qualche modo. «Ada è una presenza preziosa per questa scuola – dice Alessandro Torno, vicepreside delle Ponti – Le siamo tutti accanto in questo momento estremamente doloroso». Tutti, anche gli studenti che martedì mattina l’hanno vista correre via dall’istituto dopo che la polizia le aveva detto che il marito era rimasto coinvolto in un incidente sulla tangenziale Ovest di Milano. «E’ uscito per andare a lavorare come ogni giorno. Mi ha detto ciao amore e si è avviato – spiega la donna – Ha usato la moto perché della moto era un appassionato. Guidava motociclette da oltre vent’anni ed era estremamente prudente. Era una giornata calda, voleva usare la moto ancora una volta prima dell’inverno, per evitare il traffico che ogni giorno blocca quella maledetta tangenziale». Una Kawasaky 750, una motocicletta sicura quella di Mario Peruzzo che era diretto a Milano Fiori dove lavorava come libero professionista. Cosa sia accaduto all’altezza dell’uscita di Rho Sud lo sta accertando la polizia stradale di Milano che ha rilevato l’incidente. Sembrerebbe che Mario sia stato urtato e

sia caduto venendo schiacciato dal semirimorchio di un tir che viaggiava inspiegabilmente sulla corsia d’emergenza. «Sono arrivata lì – dice Ada – ho visto il camion, ho visto la strada bloccata. Ho visto Mario». La tragedia è resa ancora più amara da un paradosso: «Il pm di turno non ha inspiegabilmente disposto il sequestro dei mezzi coinvolti nell’incidente – dice Francesca Cramis, legale della famiglia Peruzzo – Una cosa assurda in presenza di un incidente di tale gravità». I familiari del sessantaduenne si sono visti recapitare a casa la motocicletta, strisciata su un lato a causa della caduta, e il casco danneggiato. Nei sacchi c’erano persino i guanti sporchi utilizzati dai paramedici intervenuti al momento dell’incidente. «Certamente nomineremo un nostro perito – dice Cramis – A questa famiglia si deve la verità sull’accaduto e faremo tutto il possibile per ottenerla». Ada, intanto, guarda i suoi due figli: Ambra affronterà la maturità, Giorgio è al terzo anno delle superiori. Li guarda ed è fortissima: «Mi hanno restituito anche i suoi occhiali da sole – dice – Rivorrei mio marito qui. E invece lo ricordo la sera prima dell’incidente, abbiamo fatto una bella cena tutti insieme». Una madre che ora cerca di proteggere i suoi figli, di confortarli. Una donna che ha perso il compagno di una vita: «Siamo stati insieme 30 anni e siamo sempre stati felici. Mario era appassionato di moto, con la moto abbiamo anche viaggiato, qualche volta. Anche i viaggi erano una passione per lui, per noi. E i nostri figli ci hanno sempre seguito. Viaggiare allarga la mente. Ora affrontiamo tutto questo». Simona Carnaghi

s.bartolini

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