VARESE Rischio sismico anche nell’Insubria, e se un terremoto capitasse dalle nostre parti tirerebbe giù i tre quarti del centro città. I geologi del dipartimento di Scienze chimiche e ambientali dell’università dell’Insubria sono arrivati a questa conclusione tirando le somme di uno studio lungo oltre un decennio sulla pericolosità potenziale della “faglia capace”, una spaccatura nascosta nel suolo che parte dal Ticino, passa nella zona sopra Como detta Spina Verde, e arriva fino a Varese. E pur evitando un inutile allarmismo, c’è più. Del rischio sismico varesino che sarà presto elevato da fascia 4 (“basso rischio”) a fascia indefinita ma comunque a rischio moderato, è stata trovata traccia anche al Campo dei Fiori. Il dato positivo è che i fenomeni di grande importanza si replicano a grande distanza di tempo l’uno dall’altro; il dato negativo è che un “terremoto moderato” è stato ad esempio quello che ha raso al suolo L’Aquila. «Quello che dobbiamo capire adesso è proprio quanto “moderato” potrebbe essere il rischio», spiega Alessandro Michetti, coordinatore del gruppo di ricerca, «perché ad esempio un terremoto di scala 6 come quello dell’Aquila è 33 volte più piccolo in termini di vibrazioni di energia rispetto a un terremoto di scala 7. Per verificarlo però abbiamo bisogno di raccogliere molti più dati». Il gruppo di geologi era già passato dalle parti di Varese per fare dei rilievi. Attualmente
è impegnato nella zona a est di Como dove la faglia è visibile per l’apertura di un cantiere, ma c’è in programma di tornare al Campo dei Fiori. Anche qui infatti erano stati trovati segni evidenti di attività sismica recente, «in particolare alcuni crolli in grotta», precisa Michetti, «ma anche in questo caso non abbiamo ancora abbastanza informazioni per quantificare le dimensioni del fenomeno che li ha provocati». Potrebbe trattarsi, verosimilmente, di un evento sismico “moderato” come quello aquilano; «che poi in Italia un terremoto moderato possa fare gli stessi danni di un grande terremoto è un altro discorso. È chiaro che se succedesse oggi lo scenario di Varese e di Como sarebbe praticamente lo stesso che abbiamo visto in Abruzzo». A rischio sono soprattutto le strutture storiche, in particolar modo se “appiccicate” tra loro, e di conseguenza le zone centrali della città dove sono concentrate. Niente allarmi comunque: «Sicuramente le strutture non sono adeguate, ma è legato al fatto che i terremoti non sono così frequenti. Sarebbe illogico pensare di mettere in sicurezza tutte le città prealpine con una spesa folle per un evento che magari capiterà tra 500 anni». Di piccoli terremoti intanto ce ne sono in continuazione. «Sono strumentali, di magnitudo 2-3. L’ultimo che abbiamo sentito a Varese aveva magnitudo 5 ma epicentro a Salò, dove però ha fatto 300 milioni di danni».Francesca Manfredi
s.bartolini
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