VARESE Mario Camboni, l’uomo in carcere con l’accusa di aver ucciso a coltellate la figlia Alessandra e aver ferito il figlio Federico domenica sera nella sua abitazione a Gavirate, voleva tornare a casa e ricongiungersi con la moglie da cui si è separato lo scorso autunno, ma il suo desiderio sarebbe stato scoraggiato dagli stessi familiari. E tanto potrebbe essere bastato, dunque, per scatenare la sua follia. È questa, a quanto si è saputo, una prima ipotesi su cui gli investigatori stanno lavorando per ricostruire movente e dinamica della tragedia di Pasqua.
Il desiderio frustrato dell’uomo, ex finanziere in pensione, 69 anni, avrebbe in questo senso accentuato la sua sensazione di solitudine, nel piccolo monolocale in un residence non lontano dal lago di Varese in cui viveva da dicembre. I vicini dicono di conoscerlo poco, del resto nel palazzo il turn over è continuo, gli alloggi vengono affittati anche per una sola settimana, spesso a stranieri di passaggio per lavoro. I gestori sostengono di non aver mai ricevuto segnalazioni o lamentale dall’ inquilino ora in carcere. Che, anzi, «pagava sempre l’ affitto in anticipo».
Martedì 26 aprile è prevista l’udienza di convalida dell’arresto di Camboni davanti al gip del Tribunale di Varese.
e.marletta
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