VARESE «Chiudete quei benedetti scarichi». È la sintesi dell’appello lanciato da Legambiente dopo aver concluso e presentato il risultato delle analisi chimiche e microbiologiche effetuate sulle acque dei laghi varesini. Un risultato che – c’è poco da fare – denuncia di nuovo il solito, irrisolto problema che affligge i bacini del territorio: «Tanti bei lidi che si specchiano in un’acqua lurida». La definizione che ne hanno dato i responsabili della Goletta dei Laghi insomma non lascia granché spazio a ottimistiche letture tra le righe. Ecco dunque la piantina del Varesotto sotto il profilo dell’inquinamento delle acque: male il lago Maggiore, male il Ceresio e male da prassi anche il lago di Varese. E non è un caso che i punti peggiori risultino quelli dove sfociano rogge e torrentelli o dove confluiscono i depuratori, evidentemente mal funzionanti. Sulla sponda lombarda del Maggiore in particolare risultano fortemente inquinati quattro punti tra quelli campionati dal laboratorio mobile. Si tratta della foce del torrente Acquanegra, a Ispra, del Boesio a Laveno, del Ballarate nell’omonima frazione di Leggiuno, e del fiume Bardello (emissario del lago di Varese, va ricordato, dove si innesta il depuratore di tutto il collettore circumlacuale) a Brebbia. Tutti questi hanno enterococchi intestinali maggiori di mille unità per 100 ml d’acqua ed
escherichia coli maggiore di 2mila unità. Inquinati ma non ai livelli dei precedenti anche altri due punti analizzati, la foce del torrente Luina a Luino e quella del Monvallino a Monvalle; in questi casi gli enterococchi fecali sono superiori a 500 unità e l’escherichia coli superiore a mille. Due punti fortemente inquinati poi sono risultati sul lato varesotto del Ceresio: la foce del rio Bolletta a Porto Ceresio e lo scarico fognario diretto sul lungolago Ungheria a Ponte Tresa. Per finire, è stato monitorato anche il malato non terminale ma almeno cronico, fino a prova contraria: il lago di Varese. E lì basta una nota raccontata a margine della presentazione per dire tutto: «Sono andati a prendere i guanti perché sono abituati a campionare zone inquinate ma gli faceva troppo schifo mettere le mani in quel posto». Quel posto è esattamente a Biandronno, dove si trova uno scarico andando dal tranpolino in direzione dell’isolino al chilometro 15,1 della vecchia numerazione sulla pista ciclabile. «È una fogna a cielo aperto», ha commentato Barbara Meggetto, responsabile della Goletta dei Laghi in Lombardia, «sembrava arrivare da una baraccopoli indiana. Posso capire che non sappiano il grado di inquinamento, ma che lì entri fogna in quantità si capisce solo avvicinando il naso».Francesca Manfredi
s.bartolini
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