Somalia; Il parlamento approva adozione della Sharia

Somalia; Il parlamento approva adozione della Sharia


Mogadiscio, 18 apr. (Ap)
– Il parlamento provvisorio somalo con
un voto all’unanimità ha approvato oggi l’adozione della legge
coranica, la sharia, nel paese. Lo ha dichirato il vicepresidente
del parlamento Osman Elmi Boqore.

Il voto del parlamento ratifica la decisione del governo di
unità nazionale , che aveva stabilito l’adozione della legge
coranica il 10 marzo scorso. La scelta era stata dettata
dall’esigenza di soddisfare la richiesta venuta dalla comunità
dei businessmen e dagli Stati arabi che sostengono, anche
finanziariamente, il nuovo esecutivo.

La sharia ti permette di avere sicurezza, di controllare il
territorio, risolvendo il problema della microcriminalità, ma ti
consente anche di rinviare a tempi futuri la costruzione di uno
Stato, e quindi il ripristino di sistemi di regolamentazione
finanziaria che possono ledere i commercianti”, aveva osservato
ad Apcom Matteo Guglielmo, autore di ‘Somalia – Le ragioni
storiche di un conflitto’, (edizioni Altravista).

Prima il presidente Sharif Ahmed, quindi il premier Omar
Abdirashid Ali Sharmarke avevano espresso la loro piena
disponibilità ad applicare la sharia nel Paese, dopo aver
incontrato i sei leader religiosi provenienti da Arabia Saudita,
Qatar, Kuwait e Sudan, che stanno mediando tra governo e Hizb al
Islamiya (Partito islamico), il secondo principale gruppo di
opposizione. Al momento i guerriglieri islamici al Shabab
(giovani, ndr), che controllano gran parte della zona
centro-meridionale del Paese, non partecipano al negoziato. “Hizb
al Islamiya è nato da una coalizione – precisa Guglielmo –
composta dall’Alleanza per la Ri-liberazione della Somalia di
Asmara (Ars), dai fratelli di Ras Kamboni, guidati dall`ex
colonnello Hassan Turki, dal gruppo ‘Caanoole’ (nome di un
quartiere di Chisimaio che significa “lattaio”), presieduto da
Sheikh Muktar (Abu Aisha), e dallo Jis (Jabhadda Islamiya
Somalia, Fronte islamico somalo), presieduto da Sheikh Abdullahi
Ahmed”.

Il Presidente Sharif sta cercando di trovare una sorta di
accordo con questo gruppo, mentre con gli Shabab le porte sono
chiuse – aggiunge lo studioso – Sharif ha aperto alla sharia
perchè lo ha promesso ai leader arabi e alla comunità dei
businessman che lo sostengono anche finanziariamente. Come ai
tempi delle Corti islamiche, i businessman hanno molto peso in
questo processo politico e per molti di loro lo sbocco naturale
dei loro commerci è la penisola araba. A loro torna utile
proiettare l’immagine del buon credente. Inoltre, Sharif deve
rinsaldare i rapporti con il mondo arabo, dove si trovano i suoi
principali donatori, e la sharia rientra in questa strategia”.

Ex leader delle Corti islamiche che governarono la Somalia nella
seconda metà del 2006, Sharif torna quindi a stringere i rapporti
con la comunità dei businessmen che più aveva sollecitato misure
di sicurezza. Guglielmo ricorda infatti che se le Corti si sono
imposte sulla scena somala solo nel 2006, erano però attive già
agli inizi degli anni ’90, per rispondere al crescente bisogno di
sicurezza nella capitale. “Le Corti islamiche si sono dissolte
alla fine del 2006 non solo per l’intervento delle truppe etiopi
– sottolinea Guglielmo – ma anche perchè c’erano personaggi molto
scomodi per i businessmen al loro interno: ex generali, ex
colonnelli, ex pezzi di Stato che vedevano di buon occhio il
ritorno dello Stato in Somalia. Le Corti si sono dissolte quando
si chiedeva un salto di qualità, ossia arrivare a
un’amministrazione statale. C’erano piccole amministrazioni, dei
tribunali che facevano rispettare la legge, ma le questioni
forti, come quella di regolamentare i mercati, non sono mai stati
toccati”.

A mio parere, oggi la sharia serve per garantire un controllo
stringente sulla sicurezza e allo stesso tempo per non imporre
limitazioni e tassazioni agli uomini di affari”, ribadisce. Alla
domanda se così facendo il governo non stia ripetendo quanto già
avvenuto con le Corti, Guglielmo risponde: “In questo momento non
si ripeterà il modello delle Corti islamiche, innanzitutto perchè
il governo non può uscire da Mogadiscio e poi perchè le Corti
erano una realtà più grande”.

Alla domanda se l’Etiopia e gli altri Paesi della regione non
siano spaventati dalla prossima imposizione della sharia in
Somalia, Guglielmo risponde: “Assolutamente no. All’Etiopia
interessa tenere sotto controllo le aree di confine e il Kenya è
talmente coinvolto nella situazione somala, che preferisca
mantenere un basso profilo. Il problema somalo è sempre stato un
problema non religioso. Le Corti islamiche rappresentavano un
problema per l’Etiopia perchè erano irredentiste e sostenevano
l’Eritrea”.

vgp sim

MAZ

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