Milano, 18 apr. (Apcom) – Le imprese italiane pagano un prezzo
sempre più alto per la crisi del credito: sale a 13,8 miliardi
l’anno l’onere finanziario per le aziende derivante dal mancato
adeguamento dei tassi di mercato applicati dalle banche a quelli
di riferimento Bce. A dicembre 2008 questa cifra si attestava a
12,5 miliardi. L’allarme viene da un’analisi dell’Ufficio studi
di Confartigianato.
A luglio 2007, prima dell’inizio della crisi dei mutui subprime, il tasso di riferimento fissato dalla Bce era pari al 4% e i tassi sui prestiti alle imprese si attestavano al 5,6%. In piena crisi, a febbraio 2009, il tasso di riferimento Bce scende al 2%. Ma, rileva Confartigianato, i tassi sui prestiti alle imprese applicati dalle banche non si allineano al ribasso, mantenendosi al 4,83%. Praticamente, a una riduzione del 2,25% dei tassi Bce corrisponde una diminuzione dello 0,77% del tassi pagati dalle imprese alle banche. Risultato: il mancato adeguamento dei tassi di mercato a quelli di riferimento Bce costa alle imprese 13.837 milioni l’anno in termini di maggiori oneri finanziari.
I tassi sui prestiti pagati dalle imprese italiane sono più alti rispetto a quelli degli altri principali Paesi europei: il gap è di 70 punti base (cioè pari allo 0,7%) rispetto alla Spagna, di 82 punti base rispetto alla Germania, e di 134 punti base rispetto alla Francia.
Confartigianato fa rilevare che, oltre al mancato aggancio del
ribasso dei tassi Bce, i tassi pagati dalle imprese non hanno
assecondato nemmeno il raffreddamento del mercato interbancario:
tra ottobre 2008 e febbraio 2009 il divario (spread) tra i tassi
sui prestiti pagati dalle imprese e l’Euribor a tre mesi (il
tasso di riferimento dei prestiti sul mercato interbancario) è
più che raddoppiato, passando da 1,33 punti a 2,89 punti.
Red/Rar
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