Roma, 3 ago. (Apcom) – L’esordio politico dell’asse Casini-Fini-Rutelli alimenta il dibattito tra le anime del Partito democratico, tra chi vede in un Terzo polo una “possibilità per tornare al governo”, parole di Beppe Fioroni, e chi teme che possa segnare la fine del bipolarismo. Di sicuro per Pier Luigi Bersani si è aperta una nuova fase, quella della fine del berlusconismo, la fine “di un sedicennio” di potere da cui possono aprirsi scenari diversissimi. “Se Fini e Casini fanno una mossa in un’altra direzione, non mi metto mica a piangere”, dice, perchè “se prima stavano dall’altra parte ora fanno un passo verso di noi”.
La riunione congiunta dei deputati Udc, Fli, Api, e Mpa per decidere una linea comune, quella dell’astensione, sulla mozione di sfiducia a Giacomo Caliendo, desta interesse e attenzione tra gli esponenti del Pd, anche in vista di una possibile apertura della crisi di governo ma al momento prevale la prudenza. Prudenza che deve avere suggerito la smentita secca di Bersani a una frase pronunciata con i cronisti a Montecitorio che suonava come un’apertura a un governo di transizione guidato da Giulio Tremonti, “Tremonti premier? Meglio che andare al voto”. La notizia non è piaciuta a Rosy Bindi che subito ha voluto manifestare al segretario la sua contrarietà chiedendogli spiegazioni. Il segretario ha così precisato in modo dettagliato, presente anche la Bindi, di “non aver mai fatto nomi”, compito che spetta al Capo dello Stato, pur concedendo che “non ci sono pregiudiziali, anche se non tutto per noi sarebbe accettabile”.
Sul fronte del governo di transizione si conferma la disponibilità del Pd ma prevale la linea dell’attesa: troppo presto per fare il toto-nomi su un futuro premier quando ancora non è chiaro quanto sia fattibile la costituzione di una nuova maggioranza in Parlamento. Ecco perchè la parola d’ordine nel Pd oggi è chiedere la
certificazione della fine della maggioranza: “Il governo è di fatto in crisi e Berlusconi deve prenderne atto, la maggioranza non c’è, da domani sarà un governicchio che dovrà cercare i voti uno per uno su ogni provvedimento”. Dal capogruppo Dario Franceschini in giù è stato questo il leit motiv di tutti i dirigenti Democratici.
Gal
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