Roma, 19 mag. (TMNews) – Dopo le dimissioni di Dominique
Strauss-Kahn, si profila un braccio di ferro fra il Vecchio
Continente e i Paesi emergenti per la successione al vertice del
Fondo monetario internazionale, poltrona tradizionalmente
riservata agli europei.
Erano passate poche ore dalla lettera con la quale Dsk
formalizzava le sue dimissioni, quasi obbligate dopo le accuse di tentato stupro ai danni di una cameriera di New York, che già
fioccavano le prime pretese: Brasile, Argentina, poi Sudafrica e
Cina fino al Kazakistan, tutti si sono fatti avanti per
promuovere un candidato non europeo alla guida dell’Fmi.
Immediata la replica dalle capitali europee, pronte a difendere
con le unghie e con i denti questa prerogativa, tanto più in un
momento di grave turbolenza per l’eurozona.
In una lettera inviata ai membri del G20, il ministro delle Finanze brasiliano Guido Mantega ha sottolineato come sia ormai “finito il tempo in cui questo importante incarico è riservato a un cittadino europeo”. “Nessuna nazionalità deve essere esclusa e nessuna preferenza regionale può limitare la scelta del migliore candidato possibile”, ha aggiunto
Mantega. Gli ha fatto eco il ministro dell’Economia argentino, Amado Boudou, che ha auspicato che la guida dell’Fmi sia affidata a un economista di un Paese emergente. “Sarebbe importante che provenisse da un Paese emergente, perché questo rafforzerebbe la riforma intrapresa da Strauss-Kahn; siamo convinti della necessità di portare avanti la democratizzazione del Fmi”.
Anche il Sudafrica auspica che la guida del Fondo sia affidata a un candidato proveniente da un Paese emergente e indica il suo ex ministro delle Finanze, Trevor Manuel, come possibile successore. E da Pechino, il portavoce del ministero, Jiang Yu ha detto che “in linea di principio, riteniamo che i paesi emergenti e quelli in via di sviluppo debbano essere rappresentati alla direzione dell’Fmi”: fra i papabili, sulla stampa cinese comincia a circolare il nome di Zhu Min, ex vice-governatore della Banca centrale cinese e consigliere di Strauss-Kahn all’Fmi. Dal canto loro i paesi ex sovietici della Comunità degli Stati Indipendenti candidano il governatore della banca centrale kazaka, Grigory Marchenko, alla guida del Fondo monetario internazionale.
Dall’Europa è partita immediatamente la controffensiva assortita dai nomi di candidati di calibro papabili alla successione. Subito hanno fatto sentire la loro voce due pesi massimi, José Manuel Barroso e Angela Merkel: il presidente della Commissione Ue sostiene che sia “naturale” che la poltrona vada ad un europeo, visto che l’Ue è il maggior contributore al Fondo e si è detto certo che l’Europa “potrà esprimere un candidato forte”. Per il cancelliere tedesco “è di estrema importanza prendere rapidamente una decisione” sulla successione di Strauss-Kahn. “Difendo l’opzione volta a presentare un candidato europeo”, ha precisato Merkel, aggiungendo: “Non farò nomi”.
Dalla creazione dell’Istituto, all’indomani della seconda guerra mondiale, il direttore generale dell’Fmi è sempre stato un europeo.
Fcs
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