VARESE Con la Fiat 600 del suocero, il 27 gennaio 2009 era salito su un marciapiedi di via Grandi. Aveva investito in pieno una donna, una varesina di 56 anni, frantumandole entrambe le gambe, una caviglia e due costole, e provocandole un trauma cranico. Ancor oggi, la signora non si è del tutto ristabilita. Poi era fuggito imboccando sensi unici al contrario e bruciando semafori rossi a raffica. E quando i carabinieri, grazie all’aiuto dei testimoni oculari, erano riusciti a rintracciarlo e ad arrestarlo, lui aveva avuto il coraggio di dire che non si era accorto di nulla: peccato che lo specchietto retrovisore che, a causa della violenza dell’urto con la donna, aveva persino spaccato il finestrino laterale, raccontasse una storia diversa.
Con un tale pregresso, oggi nel tribunale di Varese ci si aspettava una condanna esemplare. E invece no. Invece il 29enne Fatjon Gjeka, albanese regolare in Italia (anche per aver sposato un’italiana) è stato condannato a un anno di reclusione, pena sospesa. Ciò significa che, a meno che non compia qualche altro grave reato, non passerà in carcere nemmeno un giorno. Come pena accessoria, gli è stata sospesa la patente per due anni. Patente che, al momento dell’incidente, era come se non avesse: era in possesso solo di quella albanese, che però aveva “dimenticato” di far convertire perché fosse valida anche in Italia.
La mite condanna è frutto di un patteggiamento concordato fra accusa e difesa. A tutelare Gjeka in tribunale c’era l’avvocato varesino Stefano Amirante. Dall’altra parte, il viceprocuratore onorario Davide Toscani. La sentenza è stata emessa dal giudice Davide Alvigini che, una volta sinceratosi dell’accordo preso fra le parti e una volte appurato che la pena pattuita fosse conforme al codice penale, non ha potuto fare altro che ratificare l’accordo.
Amareggiata la donna vittima dell’investimento, ieri presente in aula. Dopo il sinistro, è rimasta per oltre sei mesi immobilizzata a letto e, finora, ha già speso oltre 10mila euro in spese mediche. Quattrini che, lei spera, le verranno rimborsati almeno in parte dall’assicurazione dell’auto guidata da Gjeka. «Ma ci sono cose che i soldi non possono aggiustare – commenta delusa – la mia vita non sarà mai più quella di prima. E quell’uomo, quello che me l’ha rovinata, non mi ha mai nemmeno chiesto scusa».
Enrico Romanò
e.marletta
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