Può un infermiere fare dei raggi x a un paziente? No, occorre una figura professionale abilitata a farlo: un medico o un tecnico radiologo. Eppure all’ospedale di Gallarate succede. Succede che gli infermieri eseguano indagini radiologiche in sala operatoria quasi sistematicamente, a dispetto delle norme di legge, della diffida già pervenuta all’Azienda ospedaliera di Gallarate diretta da Armando Gozzini da parte del Collegio professionale tecnici sanitari di radiologia medica di Varese e dall’esposto inviato dalla Federazione sindacati indipendenti (Fsi) lo scorso novembre all’Ispettorato del lavoro, alla Procura della Repubblica e ai Nas di Milano. Ma anche la direzione generale dell’assessorato alla Sanità della regione Lombardia ne è informata. Non è una questione di lana caprina, quella sollevata. Si potrebbe parlare di «abuso di professione».
Non basta infatti premere un pulsante per utilizzare apparecchiature che comportino l’uso di fonti radiogene. Servono competenze adeguate, scrive il Collegio dei tecnici di radiologia di Varese «per svolgere un’attività tanto delicata, vista anche la possibile ripercussione che simili indagini producono sulla salute del fruitore della prestazione sanitaria». La dose di radiazioni che viene indirizzata su un paziente deve essere perfettamente controllata. Da tempo abbiamo segnalato la questione verbalmente e per iscritto alla direzione generale del Sant’Antonio Abate, ma a tutt’oggi nulla è cambiato», commenta Antonio Negro, coordinatore territoriale della Fsi, «gli infermieri, su richiesta dei medici specialisti di sala, continuano a eseguire scopìe in sala operatoria anche se la legge lo vieta». A non lasciare dubbi è il decreto legge n.187 del 2000.
f.tonghini
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