Voto per i sindaci vicino Sveglia, centrosinistra

Varese, Busto Arsizio e Gallarate, torneranno sicuramente alle urne in primavera per eleggere i nuovi sindaci. Per le Politiche, ne sapremo di più a fine settembre-inizio ottobre.

La domanda che da alcune settimane gira nel teatrino della politica locale è la seguente: la Lega resterà nella coalizione di centro destra o correrà da sola? L’interrogativo ha un fondamento e non è mai stato smentito dal Carroccio, anzi ci sono state esplicite dichiarazioni da parte dei più importanti esponenti varesini che hanno ricordato un recente precedente, il cosiddetto «modello Vigevano». Lo scorso marzo, con il governo Berlusconi-Bossi ancora legittimato da una grande maggioranza parlamentare, Pdl e Lega si presentarono separati. Giunti al ballottaggio, i padani trionfarono col 73 per cento. Importante, se non decisivo, il “supporto” (non richiesto) dell’elettorato di centro sinistra. Ecco allora sorgere, oggi a Varese, una seconda domanda: se si dovesse ripetere a Palazzo Estense (come a Gallarate e Busto Arsizio) il «modello Vigevano», che farà il centro sinistra, o più semplicemente come si comporterà il Pd nella scelta del candidato? Una Lega solitaria sospinta sulle ali di Attilio Fontana (personalità che pesca forti consensi anche fuori dal suo movimento) e un Pdl che a Varese (non a Gallarate e Busto Arsizio) faticherebbe a trovare un candidato di spessore come il sindaco uscente, riaprirebbero i giochi anche per il Partito Democratico.

Varese è un po’ il Mugello del centrodestra, ma una corsa a tre ridistribuirebbe le carte, con un precedente storico molto indicativo. Ricordate le elezioni del 1997? Umberto Bossi non aveva ancora fatto pace con Silvio Berlusconi e ci fu una corsa a tre: Lega, Polo e centrosinistra. Al primo turno la città si divise in tre parti quasi uguali, e per pochissimi punti Ermanno Montoli, candidato da Ds e Popolari, restò fuori. La maggioranza dei suoi elettori andò al ballottaggio e scelse la Lega con Aldo Fumagalli invece di Riccardo Broggini dell’allora Polo.

Ecco spiegato, con un dato inoppugnabile, perché il centro sinistra può rientrare in gioco a patto che, oltre al «modello Vigevano», si ripeta una candidatura autorevole come quella di tredici anni fa. Un nome pari a quello dell’ex primario del pronto soccorso dell’ospedale di Circolo, un nuovo Montoli insomma. Una personalità che ci metta la faccia, al di là delle primarie annunciate a novembre, dopo il congresso del Pd.

La Varese riformista ha a disposizione quattro nomi più o meno “pesanti”: Giuseppe Adamoli, Daniele Marantelli, Stefano Tosi, Alessandro Alfieri. I primi due alzerebbero sicuramente le quotazioni della competizione, ma – e qui sta la vera domanda – hanno intimamente l’interesse a misurarsi contro altrettanti fortissimi candidati di partiti come Lega e Pdl? Adamoli, il “padre” del nuovo Statuto della Regione Lombardia raccoglierebbe adesioni con il cosiddetto voto disgiunto; Marantelli risveglierebbe un elettorato di sinistra sonnacchioso o sviato dalle sirene vendoliane, dipietriste e grilline.

Ancora coperta è infatti una quarta, possibile candidatura con il ritorno in campo dell’ultimo segretario comunista di Varese, Rocco Cordì approdato a Sinistra Ecologia Libertà e punto di riferimento di quel movimentismo che lui stesso ama definire “nuove dinamiche sociali”.

Alessandro Casarin

e.marletta

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