Libia/ Si combatte a Misurata e Zintan, prime bombe italiane

Libia/ Si combatte a Misurata e Zintan, prime bombe italiane

Misurata, 28 apr. (TMNews) – Si continua a combattere a Misurata e Zintan, due città chiave nella guerra tra ribelli e forze fedeli a Muammar Gheddafi, a quasi tre mesi dall’inizio di un conflitto che, nonostante l’intervento militare internazionale, sembra finito in una fase di stallo. Oggi, intanto, è stata compiuta la prima missione in Libia dei caccia Tornado italiani armati con bombe. Nel frattempo, la situazione umanitaria continua a peggiorare, con migliaia di lavoratori stranieri che attendono di lasciare il Paese e altrettanti libici che fuggono in Tunisia.

Malgrado la pressione militare della Nato, le sanzioni internazionali, l’embargo sulle armi e il blocco dei suoi beni per indurlo alla resa, il colonnello Gheddafi non sembra intenzionato a lasciare il potere, che detiene da oltre 40 anni.
I ribelli, grazie ai raid della Nato, sono riusciti a riprendere il controllo del porto di Misurata, 200 chilometri a est di Tripoli. La terza città del Paese è da giorni accerchiata dalle forze di Gheddafi, rendendo il mare l’unica via di approvvigionamento e di fuga. Secondo la Croce rossa, le violenze hanno provocato la morte di circa 1.500 persone in città, dall’inizio – il 19 febbraio – della rivolta.

A sud-ovest di Tripoli, migliaia di ribelli continuano a difendere Zintan e a tenere lontane le truppe di Gheddafi, nonostante i bombardamenti. Questa mattina, una decina di missili Grad è stata lanciata sulla città.

Due aerei Tornado Ids, armati di bombe, hanno intanto compiuto oggi la prima missione italiana contro obiettivi sensibili “selezionati” in Libia. Secondo quanto si è appreso da fonti qualificate, all’incursione hanno preso parte due aerei
rischierati nella base militare di Trapani Birgi.

A Tripoli, intanto, è stata avvertita una violenta esplosione, dopo il sorvolo di aerei della Nato. Altre quattro esplosioni avevano scosso la capitale libica prima dell’alba, secondo alcuni testimoni. Tripoli è spesso un obiettivo dei raid della Nato, da quando l’Alleanza ha preso il comando dell’intervento militare in Libia, il 31 marzo. Lunedì, prima dell’alba, l’ufficio di Muammar Gheddafi, nel suo quartier generale, è stato totalmente distrutto.

Il peggioramento della situazione nell’ovest della Libia ha indotto circa 5.000 libici a passare la frontiera con la Tunisia, a Dehiba, negli ultimi due giorni. Lo hanno riferito fonti della polizia contattate al telefono, secondo cui 3.100 persone hanno attraversato la frontiera mercoledì e 2.050 martedì. La settimana scorsa, l’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr) aveva reso noto a Ginevra che 15.000 persone erano fuggite in Tunisia attraverso quella frontiera, mettendo in guardia sul possibile aumento dei profughi.

(con fonte Afp)

Pca

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