Ineggiava al verde della Lega il tunisino fermato a Malpensa

MALPENSA Parole di simpatia nei confronti della Lega Nord nei manoscritti del tunisino che lunedì ha seminato il panico a Malpensa. La traduzione dei fogli ritrovati in una cartelletta custodita dalla moglie del quarantaduenne e dei documenti appesi alle pareti dell’abitazione di Ceriano Laghetto dell’uomo, delineano un quadro inaspettato: l’inneggiare al Carroccio in modo farneticante non si deve a una voglia di federalismo, ma ad un colore. Precisamente il verde che caratterizza le insegne dei seguaci di Umberto Bossi ma anche l’Islam.

Comunanza anomala dato il rapporto tra le due culture. Le traduzioni, in sintesi, confermerebbero l’intuizione investigativa del sostituto procuratore Roberto Pirro che nell’immediatezza dei fatti aveva parlato di «gesto sconsiderato di un folle».

E ancora tra le carte si legge: «Ricordo a Dio di ricordarmi ciò che devo fare», come se Ben Abdel Ganouni Sadallah fosse in diretto contatto con Allah e ne fosse portavoce e strumento. Parole che delineerebbero la personalità di un invasato religioso. Nelle carte inoltre ci

sarebbero invettive contro l’Occidente, corrotto dal consumismo imperante di Coca Cola e McDonald’s (marchi citati dal tunisino), contro il governo italiano con abbozzi di lettere indirizzate a varie personalità di spicco del governo italiano (missive ovviamente mai spedite) con deliranti quanto generiche critiche sulla gestione del Paese.

Ganouni Sadallah non risparmia nessuno: nemmeno i salutisti. Vergate di suo pugno ci sarebbero anche invettive contro chi si ciba di frutta e verdura; prodotti corrotti dai pesticidi e destinati quindi a portare gravi patologie, a cominciare da non meglio definiti tumori.

Ciò che emerge dagli scritti confermerebbe in sintesi che il panico seminato alle 11 di lunedì nel settore partenze del Terminal 1 di Malpensa sia l’azione di un pazzo. Nessuna matrice terroristica, nessun piano di attentati seppur artigianali, così come immediatamente ipotizzato dagli inquirenti. Il tunisino, tra l’altro, dopo l’apparente calma riguadagnata in pronto soccorso e in carcere, ieri avrebbe dato in escandescenza anche all’interno della casa circondariale di via per Cassano. L’uomo comparirà alle 14.30 di oggi davanti al gip Nicoletta Guerrero per l’interrogatorio di garanzia. Mantenendo la calma potrebbe finalmente svelare il movente che lo ha spinto a sfondare con un Suv rubato l’ingresso 14 all’area check in dell’ex hub della brughiera per poi sventolare un coltello da 20 centimetri in aria e scagliarlo contro un poliziotto. Il collega dell’agente aggredito ha risposto con un colpo di pistola al piede del quarantaduenne fermandolo prima che facesse del male ai passeggeri terrorizzati in fuga.

Pare che lo stato di follia del tunisino fosse stato notato anche da alcuni automobilisti da lui sorpassati in autostrada mentre (nessuno però poteva saperlo) correva verso Malpensa per attuare il suo folle piano.

Intanto la moglie dell’uomo, italiana convertita all’Islam, e i tre figli minori sono stati affidati ai servizi sociali: la donna, ascoltata lunedì pomeriggio dalla polizia di frontiera, avrebbe detto che il marito preso da crisi mistico-religiosa era intenzionato a tornare in Tunisia per sfuggire a una sorta di maledizione. Anche questo pare poco credibile: nessuno dei protagonisti della vicenda era in possesso di biglietti per l’imbarco. Il tunisino, per contro, è titolare di una carta di soggiorno: il sogno di ogni immigrato a caccia di stabilità in Italia.

Simona Carnaghi

f.tonghini

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