“Nessuna lesione su Uva Ucciso da alcol e farmaci”

“Nessuna lesione su Uva Ucciso da alcol e farmaci”

VARESE «Non giriamoci troppo intorno, lo sanno tutti qual era l’ipotesi principale, e cioè che quest’uomo fosse stato massacrato di botte. In origine si pensava a tutt’altro rispetto alla colpa medica: mi era stato chiesto di verificare se vi fossero rilevanti lesioni su di una persona che era stata trattenuta diverse ore in caserma»: sono quasi due ore e mezzo che il dottor Marco Motta è sotto interrogatorio in tribunale per illustrare le conclusioni della consulenza resa al pubblico ministero Agostino Abate sulla morte di Giuseppe Uva. È lui che il 20 giugno 2008 ha eseguito l’autopsia sul cadavere (alla presenza della dottoressa Rocca, che ai tempi era consulente per i familiari del morto).

E alle domande del pool dei legali di parte civile (nel frattempo cambiati già due volte, come i relativi consulenti), finalizzate a dimostrare la sua incompatibilità nel caso in esame (essendo l’imputato, lo psichiatra Carlo Fraticelli, ai tempi dei fatti, suo collega diretto all’ospedale di Circolo), Motta è sbottato, e a suo sostegno è pure è intervenuto il giudice Orazio Muscato, rammentando che era impossibile conoscere prima le conclusioni alle quali il medico legale sarebbe arrivato. E queste conclusioni sono che sul corpo di Uva non sono state trovate lesioni. Nemmeno nella zona anale, oggetto di domanda specifica da parte dell’avvocato di parte civile Fabio Anselmo, dato che ad Uva in ospedale era stato messo un pannolone, trovato sporco di sangue. Motta ha mostrato una foto del cadavere. Piuttosto, il medico legale ha rilevato un nesso di causa – effetto che avrebbe portato alla morte del 43enne varesino nella somministrazione di quattro dosi di calmanti da parte dei medici dell’ospedale di Circolo, ad un soggetto in stato di agitazione psicomotoria dovuta all’assunzione di alcol. Uva era stato portato in manette per essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio.

Conclusione alla quale Motta è giunto sulla base della consulenza tossicologica della dottoressa Claudia Vignali, di Pavia, che ha evidenziato come l’alcol amplifichi gli effetti depressivi dei calmanti. Seppur farmaci sicuri, e somministrati in dosi terapeutiche, nella circostanza avrebbero creato un mix micidiale con l’alcol. Tanto più, ha aggiunto la tossicologa, «che l’En somministrato alle 9,15, è stato ridondante rispetto alle tre precedenti somministrazioni, dato che dalla cartella clinica si desume che il paziente era già in stato soporoso e non necessitava di ulteriore sedazione».

L’accusa retta dal pm Abate ieri dunque ha fatto segnare due punti a proprio favore: nello smontare le ipotesi della parte civile – che ritiene che all’origine del decesso vi sia un pestaggio – e nel provare che il mix tra calmanti e alcol avrebbe portato alla morte di Uva.

Sarà l’imputato, il dottor Carlo Fraticelli, fra una settimana, a sottoporsi alle domande del proprio legale, avvocato Renato Piccinelli, e a quelle di accusa e parti civili.

Franco Tonghini

f.tonghini

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