Roma, 25 feb. (TMNews) – “Gheddafi è un pazzo, vuole sterminare il suo popolo”. Sono le prime parole di Sayyid Idris bin Sayyid Abdullah al-Senussi, in Occidente conosciuto semplicemente come ‘il principe Idris’, non appena risponde al telefono dal suo ufficio di Washington. Idris (“ma in Libia, per tutti, sono solo Sayyid”) è il nipote (in esilio) dell’omonimo re, deposto 42 anni fa da Gheddafi.
Rischiamo la fine della Cambogia, Gheddafi vuole fare come Pol Pot; lui sa di essere finito e vuole bruciare la Libia – dice a TMNews – ma noi siamo determinati ad andare fino in fondo.
Gheddafi e la sua famiglia devono lasciare il Paese, se ne devono andare” ripete accorato. “Il popolo vincerà, Bengasi è caduta in 48 ore. Questi ragazzi andranno fino in fondo, hanno sentito il profumo della libertà; non c’è via di ritorno” dichiara convinto.
Sul pericolo di una deriva islamica, di un’infiltrazione di al Qaida nel Paese, paventato da molti in Occidente, il principe dice sicuro: “Non esiste, il popolo libico non permetterà che siano altri a comandare. La gente si è unita spontaneamente sotto un’unica bandiera, il tricolore del Regno Unito di Libia (quello senussita, in vigore sotto re Idris) perché vuole la libertà e una Costituzione. Non ci sarà nessun vuoto politico o di potere.
E noi esuli torneremo per aiutare il Paese durante la transizione”.
Poi, il principe lancia delle accuse contro l’Occidente: “Il popolo libico sta pagando con il sangue, nessuno ci aiuta. Solo Qatar e Giordania, con la Lega Araba, ci sono vicini. L’Italia?
Meglio non commentare, ho tanti amici nel vostro Paese – racconta Idris, che in questi decenni ha lavorato come finanziere e mediatore d’affari anche per grandi gruppi italiani – pensavo che fosse al fianco del popolo libico, mi aspettavo che il governo dicesse almeno qualcosa in segno di solidarietà; invece insinua delle non verità, delle menzogne. Poteva essere neutrale, invece il governo non lo è stato; gli immigrati, il pericolo di una repubblica islamica: tutte falsità che mi mettono in imbarazzo.
Spero – prosegue – che almeno il popolo italiano sia dalla nostra parte. Vorrei che ci fosse davvero una riconciliazione tra Italia e Libia”.
La rivoluzione del 17 febbraio è una rivoluzione dei giovani;
hanno sentito la libertà e noi li aiuteremo. La gente mi dice: renderemo questo Paese migliore della Svizzera. A Bengasi si sparano fuochi d’artificio, speriamo che presto si faccia lo stesso anche a Tripoli. E avremo finalmente un Paese libero, un Paese unito, altro che divisioni, come dice qualcuno” aggiunge Idris. “Faremo tutto da soli. Non vogliamo truppe di pace – conclude il principe Idris – non vogliamo stranieri. E’ la nostra rivoluzione e la porteremo fino in fondo. Da soli”.
Pca
© riproduzione riservata










