Roma, 13 mag. (TMNews) – I migranti sono usati dal regime di Gheddafi come “strumento criminale” nel tentativo di “esercitare un deterrente, una leva politica” sull’azione della Nato in Libia. Lo ha ribadito il ministro degli Esteri Franco Frattini in un’intervista a Corriere Tv, nella giornata in cui sono approdati oltre un migliaio di profughi a Lampedusa, perloppiù provenienti dalle coste libiche.
“La raccolta dei dati e la tracciatura di questi viaggi” della disperazione, ha annunciato Frattini “saranno argomenti che arricchiranno il dossier” del procuratore della Corte penale internazionale, Luis Moreno Ocampo sui crimini contro l’umanità commessi in Libia dall’attuale regime. “Vogliamo che questi crimini vengano considerati nel dossier” ha detto il ministro. Per Frattini il collega titolare degli Interni, Roberto Maroni ha ragione quando sollecita “un’azione forte della diplomazia” per mettere fine alla guerra e all’emergenza sbarchi.
“Siamo tutti impegnati a rafforzare la dimensione politica” ha osservato il titolare della Farnesina, però “il cessate il fuoco non può essere finalizzato a dividere la Libia in due” e “oggi il cessate il fuoco sarebbe uno strumento per il regime” di Gheddafi per “consolidare un pezzo di territorio”.
Il “momento-chiave che potrebbe segnare la svolta” in Libia a detta di Frattini sarà quello dell'”incriminazione di Gheddafi di fronte alla Corte penale internazionale”, attesa entro fine maggio. A quel punto infatti, tutti “i margini di manovra e di trattativa per un esilio” di Gheddafi verrebbero meno perché, nel momento in cui il procuratore della Corte dell’Aia dovesse depositare l’incriminazione, scatterebbe “il mandato d’arresto per tutti gli stati” e “tutti, anche quelli vicini, sarebbero obbligati ad arrestarlo e perseguirlo”.
Spr
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