Busto Arsizio Pazza idea, diventare campione d’inverno. Lo sarebbe stata fino a pochissimo tempo fa. Invece, è sbocciata dopo mesi di tenaci cure da parte di Lerda e anche dei tifosi, che hanno innaffiato i progressi con il loro entusiasmo. Ha messo fuori, con un pizzico di meraviglia, i suoi petali bianchi e blu in una pazza giornata, in cui doveva iniziare l’inverno appunto, eppure ogni angolo dello Speroni sembrava intinto nella primavera.La Pro ha impugnato lo scettro fin dalla prima giornata, ha sofferto, a volte l’ha condiviso con altri come se fosse troppo pesante per una squadra e una città abituate, forse rassegnate, alla sofferenza. No, che non bisogna rodersi il fegato per forza: ieri quello scettro i ragazzi l’hanno impugnato e innalzato verso il cielo.Bisogna essere fieri, perché è un risultato storico per la Pro Patria. E anche se Busto va sempre un po’ scossa e trascinata, l’ultima domenica prima del Natale non ha visto le temute diserzioni di massa. Sì, hanno ragione i fedelissimi del Pro Patria clubs (a proposito, presidente Gambertoglio, grazie perché tiene sempre i posti per chi arriva all’ultimo minuto: gliel’avevamo promesso): cavolo, bustocchi, tirate fuori quel fiato e gridate per sostenere i tigrotti. Ma il carattere di una città, della sua gente, è difficile cambiarlo. L’importante è che
Busto e la Valle, il grande popolo della Pro, fossero lì e lo stadio si presentasse come un tripudio di bianco e blu. Le famiglie sono arrivate puntuali, le voci dei bambini si facevano sentire con maggiore decisione, tante mamme ieri hanno tenuto duro e sono accorse allo Speroni, nonostante le mille commissioni da sbrigare.Questi giocatori sono campioni d’inverno, come pure dei cuori, dei nostri cuori. Sono l’ottava meraviglia, gridata dallo striscione ai popolari: ciascuno dei ragazzi che è sceso in campo, ma anche chi, come Andrea Vecchio, è invocato dai tifosi, perché lui saprebbe portare lo scettro con una grazia, una naturalezza tutta tigrotta.Ora i bustocchi ruggiscono che vogliono il nuovo stadio, si attende la seconda pacifica invasione di campo in consiglio comunale – pensare che già la prima era un record per la sonnolenta Busto – e via dicendo. Ma oggi godiamoci questa domenica che ci ha proiettati su un pianeta dove abitavano due (finora) sconosciuti per noi: il primato e la speranza. Non è finita, siamo solo a metà strada. Però ci meritiamo di fermarci un poco e vivere questo momento per ciò che è: non siamo nati per soffrire, possiamo anche scalare le montagne nella nostra tranquilla città di pianura. E da lì allungare la mano e afferrare i sogni.Marilena Lualdi
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