Torino, 3 set. (Apcom) – La Procura di Torino, in collaborazione con il commissariato San Paolo e con la Polizia stradale, indaga su un traffico d’organi tra Nigeria e Italia che coinvolgerebbe anche altri Paesi del mondo. Tutto è partito dall’analisi di centinaia di intercettazioni telefoniche relative all’operazione ‘Lagos’, i cui dati sono emersi già la scorsa estate dopo un lavoro di indagine che durava da almeno due anni. L’operazione aveva portato alla luce inizialmente un traffico clandestino di auto rubate, di carte di credito e bancomat clonati. Questi traffici illeciti, avevano scoperto gli investigatori, partono dalla Nigeria ma coinvolgono, oltre all’Italia, diversi Paesi europei, gli Stati Uniti, altri Paesi africani e probabilmente altre nazioni nel mondo.
Dopo una prima serie di arresti avvenuti prima dell’estate gli investigatori hanno continuato ad analizzare documenti ed esiti di intercettazioni telefoniche. Tra queste – ed è questo l’aspetto nuovo della vicenda – una telefonata in particolare ha richiamato l’attenzione di Polizia e Procura. Si tratta del colloquio avvenuto circa quattro mesi fa tra due nigeriani, uno residente ad Asti ma già arrestato lo scorso mese di luglio e l’altro nel proprio Paese d’origine, che invece non è ancora stato trovato. Nella telefonata si parlava della possibilità di ricevere una ‘partita’ di organi umani – e si accennava in particolare a un rene – al prezzo medio di 60mila euro a organo. Gli organi sarebbero partiti dalla Nigeria, si sospetta che fossero coinvolti donne e bambini piccoli, e sarebbero stati destinati ad alcuni nigeriani in Italia, che poi li avrebbero smerciarti anche in altri Paesi.
L’inchiesta, quindi, dalle auto di grossa cilindrata rubate alle carte di credito clonate in tutto il mondo, si allarga: si sospetta che l’Italia sia uno dei Paesi coinvolti nel traffico. Nel mese di luglio era emerso che alcune attività illecite dell’associazione criminale erano state scoperte dai servizi segreti statunitensi. La Secrete Service infatti si era messa in contatto con gli inquirenti torinesi perchè aveva scoperto che un gruppo di hacker collegati alla rete criminale avevano
“spiato” e rubato i dati di un miliardo e 300 milioni di soggetti sparsi in tutto il mondo che avevano un conto alla City Bank, oppure che avevano effettuato un qualsiasi tipo di transazione riferibile a quella banca. La Procura di Torino, in collaborazione con la Polizia, aveva anche scoperto, per quanto riguarda le auto rubate, che il traffico tra Nigeria e Italia nel nostro Paese si avvaleva della collaborazione delle principali organizzazioni della criminalità organizzata.
Sol/Lux/Cro
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