VARESE Il suggestivo corteo ha sfilato in mezzo alle vie del centro varesino, richiamando a tutti l’importanza del periodo quaresimale.
Un segno per i distratti, quelli che presi dalla frenesia quotidiana non si sono ancora preparati alla prossima Pasqua. Una processione che ha realizzato, perciò l’intento d’essere, secondo le indicazioni diocesane, un momento pubblico solenne di espressione della venerazione per il mistero della santa croce. Sette le stazioni percorse in un tragitto di circa 700 metri: dalla basilica, lungo corso Matteotti, via Del Cairo, via Veratti, via Sacco fino ai Giardini Estensi. Un cordone umano così lungo da occupare tutto il tragitto, tanto da far partire gli ultimi quando i primi, con il cardinale, passavano il portico del palazzo comunale. Ai giardini pubblici, dove finalmente si è potuta cogliere la reale entità della folla presente, Tettamanzi ha tenuto un’omelia nel segno di san Carlo. Una riflessione sul tema “Non dimenticare la croce di cristo”, un invito che l’arcivescovo ha rivolto ben quattro volte durante la sua meditazione. Centrale nel discorso del cardinale l’importanza della crocifissione per la vita dei cristiani e la figura del santo Borromeo. «In qualche modo potremmo dire che l’opera pastorale di san Carlo – ha detto Tettamanzi – è stata un incessante tentativo di “piantare la croce” nel cuore della sua Chiesa. Soprattutto, però, san Carlo desiderava ardentemente che la croce venisse “piantata” e trovasse stabilmente posto nel cuore e nella vita di ogni cristiano. E’ questa la motivazione delle processioni penitenziali con cui il santo Vescovo percorreva la città soprattutto nei momenti di sofferenza e di pericolo: non per distrarre il popolo o per proporre pratiche superstiziose, ma per rinnovare la memoria della croce di Cristo, soprattutto in mezzo alle angustie e alle fatiche della vita».
Il silenzio ha accompagnato tutto intorno il muoversi ordinato della processione tra i canti, la proclamazione della parola, e la meditazione.
E poi, davanti alla croce di san Carlo con la reliquia della crocifissione, in molti si sono fermati per portare a casa oltre alla preghiera spirituale, un ricordo materiale scattando con il cellulare una fotografia o girando un breve filmato che rimarrà a memoria dello storico pellegrinaggio.
Una macchina dell’accoglienza davvero organizzata quella che ha coordinato forze dell’ordine e volontari. Una cinquantina i ragazzi arrivati dagli oratori del decanato che hanno collaborato con la protezione civile, la croce rossa, la Polizia municipale e gli alpini che hanno portato il baldacchino che copriva le reliquie.
Al termine della serata sono state raccolte le offerte destinate al fondo famiglia lavoro, fortemente voluto dal cardinale per aiutare le famiglie in difficoltà a causa della crisi economica.
Il pellegrinaggio a Varese delle reliquie ambrosiane si è concluso con un mare di folla, ma i fedeli le hanno ammirate per tutta la permanenza nella basilica di san Vittore. «Un flusso composto e continuo quello dei devoti in chiesa – racconta il prevosto, monsignor Gilberto Donnini – che ha raggiunto il picco durante le via crucis. Ho notato che in molti hanno voluto trovare il tempo anche per una breve visita, non necessariamente legata alle celebrazioni».
Laura Botter
e.marletta
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