Le ricerche di Giovanni e il giallo delle 20 pastiglie di Gardenale

Le ricerche di Giovanni e il giallo delle 20 pastiglie di Gardenale

«Ieri il mio telefono è suonato spesso, ma purtroppo ancora nessuna novità». Queste le parole di Maria, la mamma di Giovanni Giacomini, il giovane scomparso nella notte lo scorso 29 aprile mentre percorreva via Per Bodio, a pochi passi da casa. Mercoledì sera la trasmissione “Chi l’ha visto?” ha mandato in onda un servizio per raccontare la storia del giovane di Capolago scomparso nel nulla. I genitori, sempre attenti a non perdere di vista il proprio telefono cellulare, ascoltano con attenzione le segnalazioni arrivate all’indomani della messa in onda del servizio su Rai3.«Sono costantemente in contatto con la loro redazione – spiega Maria che, insieme al marito Ovidio, è sempre più provata da questa terribile situazione – L’ultima testimonianza è arrivata da Bergamo. Una signora credeva di aver visto mio figlio vicino alla stazione ma, fatti i dovuti controlli, ci si è resi conto che non poteva trattarsi di Giovanni. Alcune caratteristiche fisiche proprio non combaciavano».  La polizia nel frattempo sta valutando l’attendibilità di chi lo avrebbe visto a Tradate. E’ comunque la speranza a dare la forza ai genitori che in questi 21 giorni hanno preso in considerazione ogni ipotesi. Tra queste, anche quella di un gesto estremo a

cui però sia Maria che Ovidio proprio non credono: «Giovanni era sereno – spiegano – In quei giorni non ci è sembrato né triste né strano». Eppure la sera della scomparsa, Giovanni ha fatto una telefonata all’amico Paolo, chiedendo di dargli alcune informazioni riguardo al Gardenale, un potente farmaco utilizzato come sedativo: «Erano circa le 19 di venerdì quando ricevetti la sua chiamata – racconta l’amico – Mi è parso tranquillo, nulla mi ha fatto pensare a qualcosa di brutto. Mi ha chiesto di dirgli qualcosa riguardo agli effetti che poteva provocare il Gardenale perché un suo amico aveva inghiottito 20 pastiglie, oltre ad altre 20 di un altro medicinale. Gli ho dato il numero dell’ospedale Niguarda di Milano, poi non l’ho più sentito». Qualcuno a questo punto ha ipotizzato un gesto estremo mediante i farmaci, una teoria che però non convince affatto la madre: «Giovanni non poteva conoscere il nome di questo farmaco. Inoltre, per averlo, serve una ricetta medica. Allora come avrebbe potuto procurarselo?», si domanda Maria. Già, come? «Qualcuno dovrebbe averlo avuto già in casa, per poi farglielo avere – suppone Maria –  Ma, sinceramente, è un’ipotesi a cui non credo. Giovanni quel giorno stava bene». Benedetta Magistrali

f.iagrossi

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