Una produzione diminuita di almeno il 30 per cento nel solo mese di giugno. Sono preoccupati i produttori di miele e dintorni: si sta infatti diffondendo a grande velocità il parassita che rovina le piante di castagno e sulle bancarelle la domanda ha superato di molto l’offerta. Il cimipide galligeno, più volgarmente una piccola vespa, depone le uova nelle gemme del castagno. La foglia o il frutto crescono colonizzati dal parassita e invece che svilupparsi naturalmente si deformano creando una sorta di arricciatura. Il lavoro delle api divenda impossibile, così come il recupero del polline.«Purtroppo ci siamo accorti che il problema si è diffuso fino a 800 metri di altezza – spiega Luciano Mazzola – Nell’ultimo spostamento che ho fatto fare agli alveari, speravo di trovare un ambiente non ancora attaccato dal parassita, ma anche ad una certa altezza, fra i boschi, ho constato che la malattia è presente. Stiamo cercando di colmare il vuoto della produzione aumentando la raccolta per il miele millefiori, quello
d’acacia e del tiglio di montagna. Questo però è un rimedio insufficiente, perché il miele di castagno è una varietà molto amata ed è un prodotto di punta della nostra attività. Diciamo che fa parte della nostra tipicità».Il parassita che invade le foglie e le gemme del castagno non è solo uno svantaggio per i produttori di miele. Vicino alla perdita economica c’è quella ambientale. Le larve di cimipide stanno rovinando un anello importante dell’ecosistema. Come accade per il polline, le castagne, altro cibo millenario del territorio, risentiranno della malattia.Il parassita è un vero killer delle biodiversità per la sua velocità di diffusione e per le grandi capacità di adattamento.Oltre a rende improduttivi i castagni che riesce a colonizzare completamente, lavora a sfavore anche delle piante in cui non tutte le gemme sono compromesse. Dove la colonizzazione non è totale il cimipide si nutre della linfa, impoverendo la possibilità della pianta di fortificarsi. Di questo passo i territori “sani” rischiano di restringersi sempre di più.
s.bartolini
© riproduzione riservata













