Giappone/Lunedì un mese da calamità, si estraggono ancora corpi

Giappone/Lunedì un mese da calamità, si estraggono ancora corpi

Roma, 8 apr. (TMNews) – A quasi un mese, si continuano a estrarre cadaveri. Il Giappone è ancora nel pieno dell’emergenza per il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo, che hanno annichilito il nordest del paese, mentre lo sciame sismico è tutt’altro che placato e il governo è impegnato a dover gestire anche la fastidiosa coda dell’emergenza nucleare di Fukushima-1, la centrale danneggiata dal catastrofe e al centro del peggiore incidente dai tempi di Chernobyl.

Il bilancio umano del cataclisma – un terremoto di magnitudo 9, il peggiore del dopoguerra per il Giappone, e un’onda di maremoto che in ha raggiunto altezze record – è lontano dall’essere definito. La polizia parla di circa 28mila tra tra morti e dispersi. Uomini, donne, bambini uccisi dai crolli o portati via dalla furia dell’Oceano Pacifico, che ha spazzato via intere città, rendendo le coste un deserto di macerie tra le quali con estrema fatica i soccorritori cercano di muoversi.

Anche dal punto di vista ambientale, il bilancio è ancora tutto da scrivere. E’ impossibile dire quante sostanze inquinanti siano state riversate in acqua e in atmosfera dagli incendi e dalla violenza del mare. Ma soprattutto, è pienamente in atto un’emergenza nucleare dai contorni ancora imprecisati. Da Fukushima-1, la centrale della Tokyo denryoku (Toden, in inglese Tepco), sono state emesse nell’atmosfera sostanze radioattive che hanno costretto la popolazione a evacuare una zona fino a 20 km dalla centrale (con una fascia

di sicurezza fino a 30 km) e che hanno spinto il governo a vietare la vendita di verdure e di altri alimenti. Un ulteriore colpo a un’economia locale, già messa in ginocchio. E nuovi risarcimenti che la Tepco, un gigante elettrico già in passato poco attento sulla sicurezza, dovrà pagare. In mare, poi, sono affluiti liquidi altamente radioattivi dalla centrale e anche riversamenti volontari di acqua “leggermete radioattiva”. Qualche primo segnale di contaminazione della fauna ittica è già stato registrato. (segue)

Mos

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