E’ di Gallarate l’inventore dei mostri

GALLARATE Ci sono la lamia e il mostro di Lochness, il golem e i vampiri. Ma anche il kropper, lo sgurk, il terpuzz e il clocker.

A metà strada tra leggende, mitologia e tanta fantasia ironica e bizzarra, due libri da poco pubblicati fanno scoprire che Gallarate ha un altro scrittore per ragazzi. E’ Stefano Bandera, esperto editoriale e autore che ha già all’attivo diversi libri, alcuni dei quali ideati per i lettori più piccoli, tra cui abbecedari e “mini-enciclopedie” sugli animali, ma che adesso, con «Il primo libro dei mostri» e «Il secondo libro dei mostri» (Acco Editore) sembra davvero aver catturato l’attenzione dei preadolescenti. Con un escamotage: svela che lui, quei racconti di creature fantastiche, non li avrebbe scritti di suo pugno. Ma avrebbe solo trovato, tradotto e adattato gli scritti di un fantomatico Sir Alexander Donnelly, cacciatore di mostri del regno d’Inghilterra vissuto all’inizio del XX secolo.

«Il mistero e l’ignoto, in genere, sono stati sempre tra i miei argomenti preferiti, fin da bambino – spiega Bandera -. Pur essendo sempre stato piuttosto scettico, mi hanno sempre interessato le cose che andavano aldilà del quotidiano e sconfinavano nell’innaturale. Probabilmente ho sempre avuto un’immaginazione piuttosto sviluppata. E parlo di immaginazione, non di fantasia, che è una cosa ben diversa. Poi, crescendo, ho cominciato a indagare il soprannaturale come una forma di arte creativa, che permette all’uomo di far uscire da sé qualcosa che ha dentro. I mostri sono un po’ così, sono delle parti di noi che vogliamo esorcizzare, ma che possiamo mettere all’angolo solo nel momento in cui ce li troviamo di fronte sul ring, sia pure un ring fatto di parole». Una passione che emerge da queste storie legate ai mostri.

«Mentre scrivo quei racconti – aggiunge Stefano Bandera – io sono Alexander Donnelly. Però mi diverto a scrivere anche tutto il resto, e mi diverto, soprattutto, a vedere quanto i libri sugli animali, o anche quelli sull’alfabeto, piacciono ai bambini e ai genitori».

Gallarate ha sicuramente un nome in più legato alla scrittura. E alla voglia di divertire con un alone di mistero, immaginazione e incredulità. Insomma, di sogno.

f.tonghini

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