Roma, 23 set. (Apcom) – Gli anni passano, ma il campionato resta intrappolato sullo stesso identico binario che dominava le telefonate di Calciopoli: gli arbitri. Esauriti i festeggiamenti popolari per l’arresto di Byron Moreno – il cui arresto per traffico di eroina è stato interpretato curiosamente come la prova schiacciante di un arbitraggio in malafede in Italia-Corea del Sud ai Mondiali del 2002 – l’Italia del pallone ha celebrato il quarto atto della
Serie A ritrovandosi a scrivere un copione che sembra scritto sulla falsariga delle ultime stagioni. L’Inter, a prescindere dal carattere e dalla lingua di chi siede in panchina, è sola in testa e dopo il 4-0 al Bari (doppietta del ritrovato Diego Milito e due centri dal dischetto per Samuel Eto’o) fa crollare le quote per lo scudetto ai nerazzurri. Sarebbe il sesto consecutivo. Dietro tanta confusione e ancora grossi problemi sul versante arbitrale.
Oltre ad un rigore negato alla Fiorentina, già penalizzata nelle prime due giornate da direzioni oltremodo discutibili, il primo turno infrasettimanale resterà impresso per la catastrofe arbitrale registrata a Brescia, dove una Roma furiosa – e sempre più in ginocchio – dopo il 2-1 incassato dai lombardi ha attaccato duramente l’operato della terna guidata dall’arbitro Carmine Russo. Materiale grave: un rigore al Brescia per un fallo inesistente fuori area (espulso Philippe Mexes), tre penalty negati alla Roma di cui due imbarazzanti. Un duro colpo per i giallorossi, che con una vittoria avrebbero potuto affrontare il big match di sabato con l’Inter sognando di portarsi a soli due punti dai nerazzurri. Quello dell’Olimpico, invece, sarà a tutti gli effetti un impronosticabile testacoda.
Grd-Caw
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