Roma, 10 giu. (TMNews) – Wall Street accelera le perdite – il Dow Jones è tornato al di sotto della soglia psicologica dei 12.000 punti – e si trascina dietro l’Europa. Vari fattori sembrano aver contribuito agli ultimi scivoloni; di fondo vi sono crescenti timori che la ripresa economica stia rallentando, come evidenziato dalle indagini sull’attività nelle imprese e la scorsa settimana dall’inatteso aumento della disoccupazione negli Usa. Ma ora a innescare le
vendite sull’azionario può contribuire la percezione dell’avvicinarsi della fine sul maxi programma di acquisti di titoli finanziari da parte della Federal Reserve. Si esce dalle Borse per riposizionarsi su settori tradizionalmente ritenuti più sicuri, come il dollaro e i titoli di stato Usa, tant’è che i rendimenti sui treasuries a 10 anni, che si muovono nella direzione opposta al prezzo (più questo è alto meno il bond rende) sono tornati a scendere oggi.
Le manovre della banca centrale americana negli ultimi mesi avevano dato ossigeno alle Borse. Ora questo ossigeno sta per venir meno. E nell’area euro la Bce – che peraltro non ha mai elargito stimoli di questo genere agli aggregati di domanda – sta anche un passo più avanti: visti i rischi inflazionistici sta orientando la sua politica monetaria in senso più restrittivo. Proprio ieri l’Eurotower ha preavvertito i mercati che a luglio potrebbe alzare nuovamente i tassi di interesse, che così raggiungerebbero l’1,50 per cento. Nonostante questo si accentuano gli indebolimenti dell’euro, che finisce sotto 1,44 dollari mentre in Europa si continua a discutere dell’ipotesi di far sopportare ai privati (i detentori di bond greci) parte del nuovo programma di aiuti al paese.
A Milano il Footsie-Mib ha chiuso gli scambi con un meno 1,33 per cento, Londra ha lasciato sul terreno l’1,55 per cento, Parigi meno 1,90 per cento, Francoforte meno 1,25 per cento. Oltre Atlantico, a metà seduta a Wall Street il Dow Jones accusa un calo dell’1,12 per cento, il Nasdaq dell’1,30 per cento. In brusco calo anche il petrolio, a
Londra il barile di Brent cede 1,48 dollari a 118,09 dollari, a New York il Wti cala di 2,37 dollari a 99,56. L’ondata di ribassi stavolta non risparmia l’oro, l’oncia cede 5 dollari a quota 1.537. Ad ogni modo sull’azionario sono ormai diverse settimane che i ribassi proseguono, guardando all’indice S&P 500, preferito da molti analisti, questa tendenza va avanti da inizio maggio.
Oggi intanto conferme sul quadro di rallentamento dell’economia possono esser state viste nei dati sul commercio con l’estero della gigantesca Cina. Sebbene l’export abbia segnato un nuovo record mensile, superando i 157 miliardi di dollari in valore, gonfiata dal caro petrolio la crescita dell’import è stata più vigorosa e l’avanzo di bilancio, a 13 miliardi di dollari si è rivelato inferiore ai 18 miliardi attesi. A non aiutare la ripresa sono poi le perduranti pressioni inflazionistiche innescate dai passati rincari delle materie prime: oggi messe in rilievo negli Usa dalla crescita dei prezzi sui beni importati.
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