Roma, 12 ott. (Apcom) – I militari italiani caduti sabato scorso in un agguato in Afghanistan erano lì per “il mantenimento della sicurezza, la formazione dell’esercito e della polizia afgana, la realizzazione di progetti civili come ponti, scuole, ambulatori e pozzi”. Lo ha detto l’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi, durante l’omelia pronunciata alle esequie di Francesco Vannozzi, Marco Pedone, Sebastiano Ville e Gianmarco Manca, i quattro alpini uccisi nell’attacco a est di Farah.
“Marco, Francesco, Gianmarco, Sebastiano hanno testimoniato l’amore nel servizio ai più deboli ed emarginati, senza esigere ma sostenendo; senza pretendere ma prendendosi cura; non rivendicando diritti ma rispondendo ai bisogni”, ha spiegato l’ordinario militare, definendo i quattro alpini “profeti del bene comune, decisi a pagare di persone ciò in cui hanno creduto e per cui hanno vissuto”. “Erano in Afghanistan per difendere, aiutare, addestrare”, ha aggiunto monsignor Pelvi.
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