di Andrea Confalonieri
VARESE Le montagne finali davanti alla ruota, il traguardo coperto dalle nuvole: come in un sogno. Il Varese è lì a spingere forte sui pedali, nel gruppetto di testa. E quando sembra staccarsi leggermente, o perdere contatto, è solo per riaccodarsi e ripartire lanciato dalla forza della sua anima a forma di catapulta. Nel ciclismo si dice fare l’elastico. Come sul pianeta Varese, dove ogni nuova ascesa è sempre stata preceduta da una caduta o un’imboscata (l’ultimo posto in C2 o la sconfitta di Pescara, per certi versi simile – non nella forma, ma nella sostanza – a quella di un anno fa ad Arezzo). Se attraversi a nuoto l’oceano da sei anni e mezzo, quando il mare è in tempesta dai il meglio di te. E quando senti il profumo delle ultime salite, quelle che spaccano il cuore e il gruppo, vai via da solo perché sai come si fa. Ce l’hai dentro: la via da seguire, il destino da compiere, l’odore della preda.Guardandoti attorno, a un certo punto della strada (e della vita) succede che la strada ti venga aperta dalle persone a cui hai dato
tanto (tutto). È il momento di dare la botta decisiva, e la spinta arriverà dai tifosi. In nessuno stadio della serie B, nemmeno tra i ventimila di Bergamo o gli ottomila di Pescara, abbiamo respirato la magia di Masnago. Non esiste un’altra squadra capace di prendere forza dal suo ambiente, quasi facendone una ragione di vita, come il Varese. Né un altro pubblico uguale a questo: è cresciuto come un fiume in piena, spontaneo, spensierato, innocente. Questa pagina da oggi e fino alla partita con il Frosinone, la consegniamo nelle vostre mani. Perché sappiamo che saprete usarla meglio di noi per dire le parole giuste, oseremmo dire vincenti, a Sannino e ai giocatori.La salita più alta nella vita del Varese è dietro l’angolo: una scritta in più sull’asfalto e uno striscione a bordo strada possono fare la differenza, in attesa dell’ultimo scatto. Una squadra così (un amore così) forse non tornerà più: è il momento di stupirla, restituendo un po’ delle emozioni – dell’amore – che ci ha regalato. È l’ora di stringersi in un unico pugno, perché solo così un giorno potremo riaprirlo e leggere: miracolo a Varese.
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