Scontro sul “mafia party” E Varese fa marcia indietro

Scontro sul “mafia party” E Varese fa marcia indietro

VARESE La mafia diventa un party e si accende la polemica. Il locale all’interno dell’ippodromo delle Bettole, tra le serate a tema che organizza nei fine settimana, ha pensato bene di dedicarne una alla mafia e alle sue figure. Completi gessati e bretelle per lui e guanti lunghi e cappelli per lei per scimmiottare i gangster americani. L’invito a mascherarsi in stile anni ’40 e ‘50, da Al Capone al Padrino non è stato, però, gradito dall’associazione Libera contro le mafie. «Ridicolizzare un tema tanto importante e delicato quale la mafia, è un’iniziativa alquanto infelice – spiega Antonella Bonopane, referente provinciale di Libera – Invitare i ragazzi ad immedesimarsi e a prendere le sembianze dei gangster è come invitarli a travestirsi da assassini o comunque da uomini che agiscono nell’illegalità, più o meno estrema». Insomma, come organizzare un party in onore di Annamaria Franzoni o Pietro Pacciani. Ma non è questo l’intento del titolare del locale che fin da subito ha tenuto a precisare che «il tema della serata ha un messaggio unicamente goliardico – spiega Nicolò Berton – È solo un pretesto per una festa con abbigliamento a tema e non ha alcuna attinenza con la conferenza tenuta il 25 ottobre dal ministro Roberto Maroni al teatro Santuccio. L’intero staff del Bettolino stima notevolmente il lavoro del nostro ministro che, oltre a battersi per debellare la piaga della criminalità organizzata, problema che affligge anche il nostro territorio, è impegnato a coinvolgere i giovani per un’educazione alla legalità». Proprio l’educazione dei giovani è quella che preoccupa di più Libera. «Noi ci impegnamo tanto per organizzare incontri con i ragazzi, per interagire con loro

e insegnargli a vivere nella legalità – continua la Bonopane – Se poi tutto è reso vano da chi al contrario ne esalta le figure, il nostro importante lavoro rischia di essere vanificato. Che poi cosa vuol dire vestirsi da mafioso? Non sono un gessato, un cappello e una pistola che fanno di un uomo un esponente della criminalità organizzata. Anzi, forse se si mettessero un completo da imprenditore e uno da uomo di finanza si avvicinerebbero di più al ritratto del mafioso degli anni ’90». Per non infuocare ancor di più le polemiche, quindi, gli organizzatori della serata hanno deciso di cambiare tema e lasciar perdere la mafia . «Sempre partendo dal presupposto che non era nostra intenzione entrare nel vivo di un tema tanto delicato – continua Berton – abbiamo deciso di cambiare il mode della serata di sabato, che sarà dedicata a “Little Italy”; noto quartiere newyorkese, tanto amato dai turisti di tutto il mondo. La festa rimane nel filone dei party a tema con libertà nell’interpretazione del look da parte degli ospiti. Vorremmo anche sottolineare il fatto che gli esempi dei gangster anni’50 che abbiamo riportato nell’invito non facevano riferimento a uomini malavitosi, ma ai personaggi che li hanno interpretati in film campioni d’incassi e che hanno reso celebri registi del calibro di Francis Ford Coppola. Detto questo mi sembra più grave cercare di strumentalizzare una festa in maschera che non organizzarla». Tutti contenti, quindi, e i ragazzi potranno ora concentrarsi su temi meno impegnativi per i loro fine settimana. Senza dover fare i conti con la criminalità organizzata che, anche nel Varesotto, ha iniziato a infiltrarsi.Valentina Fumagalli

s.bartolini

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