GALLARATE Un rapporto tra madre e figlio decisamente conflittuale, condito da dispetti continui, minacce e anche da un’aggressione. Nell’aula del tribunale di Gallarate Roberto C, 45enne, ha raccontato alcuni degli episodi del travagliato rapporto con l’anziana madre, A.G. «Abitavamo nella stessa palazzina, anche se avevamo due ingressi autonomi e separati. Un giorno stavo lavorando per mettere a posto il cancello, perché mia madre, per l’ennesima volta, aveva tagliato i fili. Mi sono girato e lei era dietro di me con un coltello in mano». Un coltellaccio da cucina, con una lama di 22 centimetri. «Fortunatamente sono riuscito a prenderla per un polso e a toglierle il coltello di mano» procurandosi però delle ferite al polso e all’avambraccio. A quanto pare quell’episodio, avvenuto nel maggio del 2006, non sarebbe stato il primo. «Un’altra volta cercò di tagliarmi una mano con delle forbici. Ma ormai gli insulti e le minacce erano
diventati quotidiani, tanto che nel 2007 decisi di andare via da Gallarate per trasferirmi, infine, a Varese». Alla base dei continui litigi anche i dissidi sulla divisione dell’eredità lasciata dal padre del signor Roberto, morto senza fare testamento. La causa civile, a quel tempo in corso, si sarebbe conclusa dandogli ragione. «Quella sera fummo chiamati dal signor C. perché diceva di essere stato minacciato con un’arma da taglio – ha raccontato in aula il brigadiere dei carabinieri che intervenne sul posto – Il signor C. aveva una ferita compatibile con un’arma di quel tipo. Ci diede il coltello, che non era sporco di sangue, mentre la madre non c’era. A quanto detto dal figlio era stata portata al pronto soccorso». Nel processo madre e figlio sono entrambi imputati e querelanti l’uno dell’altro. Nella prossima udienza, fissata per il 21 maggio 2012, il giudice ascolterà la versione della donna. Tiziano Scolari
e.romano
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