Dall’inviato
MODENA Il bello del Varese è che lo aspetti e lui arriva. Come una musica, come un rullo, come una nevicata. Da ascoltare, da evitare, da guardare. Amici biancorossi vicini e lontani, il campionato è in discussione e le gerarchie non esistono più. La rivoluzione continua e davanti alla Bastiglia ci siete voi, ci siamo noi, ci sono questi giocatori, c’è la società.«Siamo tutti Neto Pereira» scrive Federica Artina dalla redazione nel momento del 2-0. Siamo tutti numeri zero, quelli che nella vita nessuno fila ma che alla fine emergono. Quelli che i numeri uno della serie B, sguardo alto e petto in fuori, non vedranno mai. E intanto noi gli seghiamo il terreno sotto i piedi, la posizione acquisita, la fame-fama.Quando il portiere del Modena, Guardalben, piomba in sala stampa e chiede «ma chi è quel giocatore del Varese che ha segnato il secondo gol?», capisci perché ha ragione Federica: siamo Ufo che arrivano dal buio, marziani saliti dal centro della terra. Siamo tutti Zappino, poveri come il Brasile dove è nato e belli come la Sicilia dove è stato adottato. Qualcuno si avvicina al portierone di Recife e gli chiede: «Chi erano i tuoi idoli da bambino?». E lui: «Che idoli? Da piccolo ho anche rubato nelle strade. In qualche modo dovevo vivere». Siamo tutti
senza idoli, ciò che abbiamo ce lo siamo guadagnati partendo in mezzo a una strada.Il Modena ha avuto paura, il Varese no. Il Modena non sapeva cosa fare, provare a vincere o non perdere, il Varese voleva solo una cosa. Il Modena andava a passeggio, il Varese correva come alla maratona di New York. Agile, essenziale, arioso, spietato.Già, spietato. Siamo sempre il Varese di Frosinone, cresciuto di qualche mese che sembra qualche anno: perdevamo 1-0 sull’unico mezzo tiro in porta dopo nove palle gol sbagliate, stavolta facciamo la differenza perché buttiamo dentro la prima o la seconda occasione (ecco cosa cambia tra avere Ebagua e non averlo). Sappiamo quando è il momento di attaccare o tirare la riga. Sembra che tutto sia già scritto da qualche parte e che questa squadra sappia cosa c’è scritto.Forse il Varese non vincerà il campionato, ma a suo modo l’ha già vinto. Nelle ultime tre trasferte aveva davanti tre stadi imbattibili e se ne è tornato a casa alla sua maniera. A braccia alzate, scattando sulla salita più ripida, quella che separa i vincenti dai gregari. Due dediche: a Cellini e al papà del primo tifoso Tiziano Masini (loro sanno perché).Arriva il Siena, un’altra salita vera. Quelle dove il Varese va sempre via da solo. Cercheremo di meglio, e lo troveremo.Andrea Confalonieri
f.artina
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