Pro, le lacrime di Novelli “Io, un padre impotente”

BUSTO ARSIZIO Sono le lacrime di un uomo ferito, ma con dentro dignità ed orgoglio. E’ il pianto di un padre di famiglia con la rabbia e l’impotenza di chi vorrebbe fare, ma non può. E’ prigioniero Raffaele Novelli da chi «ha mancato di rispetto verso le persone ed è venuto agli accordi pattuiti e di chi se ne frega se ci sono ragazzi che non da mangiare o vengono buttati fuori di casa perché l’affitto che la società doveva pagare non è stato onorato».E’ una lunga ed appassionata requisitoria quella del trainer tigrotto contro Savino Tesoro che coinvolge emotivamente tutta la sala stampa. Un interminabile monologo di un uomo che vede «soffrire ragazzi che hanno l’età dei miei figli ed io vorrei fare qualcosa, ma non posso. Non ho i mezzi». Ed allora si chiede, Novelli: «Ma lo sa chi ci deve dare i soldi che Natale faranno quaranta famiglie di cui lui ha la responsabilità perché sono sei mesi che qui c’è gente che non piglia lo stipendio? Lui farà il Natale sereno e tranquillo, ma noi no perché, al dramma della mancanza dei soldi, si aggiunge l’assenza di certezze per il futuro. Ancora oggi non sappiamo quando riprenderemo gli

allenamenti che situazione troveremo. E tutto questo nella massima indifferenza di chi ha preso impegni con delle persone, non con delle cose».Non si parla della partita e nemmeno di discorsi tecnici. «Da mesi ci tocca invece fare i conti con stipendi, messe in mora o messe in liquidazione. Non si fanno più discorsi tecnici e questo non solo noi, ma anche voi giornalisti ed i tifosi. Vi sembra giusto tutto questo?». Continua il mister: «Qui non ci sono i soldi per mangiare ed i più vecchi si portano a casa i più giovani per dormire perché sono stati buttati fuori di casa. Personalmente ho pagato per prendere i medicinali e siamo aiutati in queste settimane dai tifosi e dal Comune. Ma non sono loro che devono aiutarci perché non solo loro che hanno preso gli impegni con noi, ma qualcuno altro che non si fa vedere e nemmeno sentire».Gli occhi sono sempre lucidi. Sono comunque quelli di un condottiero che sa che i suoi soldati potranno pure essere vessati ed umiliati, ma mai «ci porteranno via la nostra dignità che abbiamo costruito nella sofferenza da mesi assieme alla nostra professionalità. Lo abbiamo fatto perché noi siamo gente che sappiamo prendere gli impegni».Giovanni Toia

f.artina

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