Roma, 22 gen. (TMNews) – I contribuenti conosciuti dal fisco italiano non hanno scampo: sui loro conti grava un carico fiscale reale, fatto di imposte e contributi, da far tremare i polsi. Lo sottolinea in una nota la Cgia di Mestre secondo cui nel 2010 la pressione fiscale sull’economia ‘regolare’ è oscillata tra il 51,1 e il 51,9% del Pil: oltre 8 punti percentuali in più rispetto al dato contabilizzato dal Ministero dell’ Economia e delle finanze.
“Sia chiaro – commenta Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – l’Istituto nazionale di statistica e il Ministero dell’economia e delle finanze conteggiano la pressione fiscale in modo corretto. Quest’ultima, ricordo, è data dal rapporto tra il gettito, fiscale e contributivo, ed il Pil che include, così come prevedono le disposizioni statistiche internazionali, anche l’economia non osservata. Vale a dire il sommerso economico che, nel 2010, secondo una nostra stima, oscilla tra un valore minimo di 231,2 miliardi e un valore massimo di 272,7 miliardi. In buona sostanza, il nostro Pil nazionale (che nel 2010 è stimato attorno ai 1.554,7 miliardi di euro) racchiude in sè anche la cifra imputabile all’economia sommersa”.
Nel 2010, si legge nella nota, la pressione fiscale “ufficiale” ha toccato, secondo i dati presentati nel settembre scorso dal Mef, il 42,8% del Pil. Se, però, si toglie dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico, calcoliamo la pressione fiscale sul Pil reale (o, come l’abbiamo definita nella tabella allegata, la pressione fiscale sull’economia ‘regolare’). Facendo questa operazione ‘verità’, il Pil diminuisce e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto. Ovvero, la pressione fiscale”.
“Ebbene, secondo la stima della Cgia di Mestre, nel 2010 la pressione fiscale sull’economia ‘regolare’, che pesa sui contribuenti italiani, è oscillata tra un’ipotesi minima del 51,1% e un’ipotesi massima del 51,9%.
(Segue)
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