Roma, 9 feb. (TMNews) – Prosegue per il sedicesimo giorno la protesta al Cairo e in altre città egiziane contro il regime. Nella capitale, migliaia di persone si sono radunate davanti al parlamento, per un nuovo fronte della protesta. Non sono bastate le sibilline parole del vicepresidente, Omar Suleiman, per convincere i manifestanti a desistere.
Suleiman ha avvertito gli egiziani che le proteste sono “molto pericolose” e che l’alternativa al dialogo “è il colpo di Stato”. Le sue dichiarazioni di ieri notte, sono state rilanciate oggi da al-Jazeera e dai principali siti internet e blog che si occupano della protesta. Soprattutto, ci si chiede cosa volesse dire, a cosa volesse alludere Suleiman, il ‘garante’ della transizione, l’uomo che piace a Stati Uniti e Israele.
Persone vicine al governo hanno giustificato le frasi di Suleiman, affermando che non voleva minacciare il golpe militare, ma mettere in guardia dalla possibilità che gruppi islamici o altri apparati statali possano approfittare della situazione. Sul blog del Guardian, si legge il commento di Blake Hounshell(Foreign Police magazine): “Credo che Suleiman volesse dire che l’unico modo per cacciare Mubarak ora sarebbe quello di dar vita a un colpo di Stato, ma non è certo intenzionato a farlo lui”.
Pca
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