Olocausto,Altro lefebvriano negazionista, indignazione e smentite

Olocausto,Altro lefebvriano negazionista, indignazione e smentite


Città del Vaticano, 30 gen. (Apcom)
– Un altro lefebvriano che
nega la Shoah, altre critiche, altre sconfessioni. Il copione
andato in scena solo pochi giorni fa con le disquisizioni del
vescovo britannico Richard Williamson sulle camere a gas che non
sarebbero mai esistite e i numeri della shoah che sarebbero
pompati, si ripete nel Triveneto.

A riattizzare le polemiche, il giorno dopo il monito del Papa
“contro l’oblio, la negazione o il riduzionismo” della Shoah, è
don Floriano Abrahamowicz, sacerdote tradizionalista,
simpatizzante della Lega nord (e del resto era stato il
parlamentare del Carroccio Federico Bricolo il primo politico a
esprimere “grande soddisfazione” per la revoca della scomunica ai
seguaci di Lefebvre), intervistato a lungo dalla ‘Tribuna’ di
Treviso. Le camere a gas? Sono esistite almeno per disinfettare,
ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no”. Williamson?
“E’ stata un’imprudenza addentrarsi nelle questioni tecniche”.
Gli ebrei? “In un primo momento era il popolo di Dio, poi è
diventato il popolo deicida e alla fine dei tempi si riconvertirà
a Gesù Cristo”. La shoah? “Gli israeliani non possono mica dirmi
che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave
di quello di Gaza”.

Abbastanza per una nuova baraonda di critiche, smentite, indignazione. “L’unica cosa che provo di fronte a queste dichiarazioni è un senso di squallore”, afferma il rabbino capo di Venezia Elia Richetti. Il vescovo trevigiano, monsignor Andrea Bruno Mazzoccato, denuncia la posizione come “storicamente infondata ed estranea al sentire cristiano e agli elementari sentimenti di umanità”. Il

cardinale Dionigi Tettamanzi ricorda che con le parole di ieri il Papa ha già chiarito quel che c’era da chiarire. “Grazie a Dio su più di duemila sacerdoti della mia diocesi non ne ho trovato uno solo negazionista”, precisa. E i lefebvriani, per bocca del superiore del distretto italiano, don Davide Pagliarani, esprimono la loro “riprovazione”.

Copione già visto pochi giorni fa, o quasi. Le esternazioni di
don Floriano danno ragione al rabbino capo di Roma Riccardo Di
Segni, che pochi giorni fa aveva sottolineato che il problema
rappresentato dai lefebvriani “non è il singolo negazionista, ma
è molto più profondo”. E mostrano che, all’interno della galassia
lefebvriana, non tutti seguono docilmente le indicazioni del
superiore, Bernard Fellay, a tornare nell’alveo di Santa romana
Chiesa. Lo stesso Abrahamowicz, alcuni giorni fa, aveva sollevato
il suo scetticismo con i propri fedeli. Chi, all’interno della
Chiesa cattolica, non ha mai visto di buon occhio il rientro dei
lefebvriani ha un motivo in più per pensarlo. E dall’interno
della Curia romana sale il malumore di chi considera che
l’affaire lefebvriano andasse gestito con maggiore accortezza,
rischiando, invece, di gettare discredito sul Papa (“è molto
addolorato”, ha detto mercoledì il cardinale Tarcisio Bertone).

Di fronte alle rimostranza dei rabbini israeliani, intanto, si
mette in moto la macchina della Santa Sede. Lo scorso martedì era
piombata nei Sacri palazzi una lettera di proteste del segretario
generale del Gran Rabbinato, Oded Weiner. Nella lettera si poneva
in dubbio l’opportunità di tenere a marzo, come programmato,
l’annuale incontro di dialogo ebraico-cattolico, in Vaticano, sul
tema, quest’anno, della ecologia. Dal Gran rabbinato era
inizialmente filtrata, inoltre, l’intenzione di rompere i
rapporti con il Vaticano. Ipotesi smentita dallo stesso Wiener
nei successivi colloqui telefonici con lo staff di Kasper. Ieri,
infine, la Pontificia commissione per i rapporti religiosi con
l’ebraismo, guidata dal cardinale Walter Kasper, ha inviato,
sempre ieri, una risposta di rassicurazioni al Gran Rabbinato di
Israele. I contenuti della missiva sono riservati ma oltre il
Portone di bronzo filtra l’intenzione di mantenere la data di
marzo per l’incontro interreligioso. Anche se la risposta formale
potrebbe tardare a causa dell’inizio di shabbat, domani, il
segretario generale dei rabbini israeliani, Oded Weiner, precisa:
“Non ci sono interruzioni di sorta”. Il Papa in Israele? “Un
viaggio che aspettiamo”.

Ska

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